Ultimo libro letto

Non se ne leggono mai troppi!

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi emanuele » 12 mag 2013, 18:34

a confronto Divago scrive un decimo... :roll: :lol: :lol:
In magnis et voluisse sat est
(Nelle grandi cose è sufficiente anche solo l'aver voluto_ Properzio)
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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi nemo2488 » 13 mag 2013, 9:55

Quello che manca a Divago non è tanto la brevitas Sallustiana, bensì la concinnitas Ciceroniana
Ciocchi secchi! Ciocchi secchi freschi!
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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 13 mag 2013, 10:07

Sui libri scrivo molto, perché trovo che mi aiuti a ricordarli e a processarli. Però non mi aspetto che qualcuno mi legga realmente, in effetti il 95% dei post su questo thread sono solo miei :P
(sto particolarmente in ritardo, devo scriverne ancora di cinque-sei, nei prossimi giorni continuo a spammare)

La concinnitas invece credevo fosse un tipo di coccinella. Wikipedia mi dice di no. Si scoprono sempre cose nuove :D

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 15 mag 2013, 9:13

Indigara, di Tanith Lee

Non avendo trovato nelle 18 miglia di scaffali della libreria Strand di New York altri libri di questa autrice, mi sono accontentato di prendermi questo Indigara.
Ho già letto, e decisamente apprezzato per inventiva e stile, il suo libro per ragazzi Piratica. Stavolta il target scende di un paio d’anni, rivolgendosi a ragazzi dai dodici anni in su.
Lontano futuro: Jet è la minore di tre sorelle ed ha un problema: essere la minore tra tre sorelle. Turquoise e Amber a sedici anni hanno, agli occhi di Jet, avuto una trasformazione che le ha rese insopportabili. Ora la maggiore ha trovato un ruolo più che secondario in un kolossal futuristico sulla caduta di Super Troia, Amber vorrebbe anche lei la sua fetta di notorietà mentre Jet è ancora in quella fase un po’ nichilista dell’adolescenza in cui non si è più bambini ma neanche si riesce ancora a comprendere il mondo delle persone più adulte.
Jet ha un cane robot deluxe, altamente intelligente, di nome Otis, che è il suo migliore amico e con cui bighellona in questa futuristica versione di Hollywood in cui la famiglia l’ha portata per supportare la carriera della sorella maggiore.
In pochi sanno però che l’energia e la vitalità di alcuni pilota per serie televisive infine non realizzate si sono coagulate in un unico mondo fantastico: Indigara. Questa è l’invenzione che vale tutto il libro: un luogo creato dalla forza della fantasia e dalle speranze disilluse, dove le storie interrotte degli episodi pilota possono finalmente giungere a compimento e dove i protagonisti possono adempiere al loro ruolo e completare il loro destino.
Ovviamente Jet finisce in Indigara e deve trovarne la via di uscita insieme ad Otis, anche perché chi finisce in Indigara lascia dietro di sé un doppione dalla personalità un po’ esasperata, che nel caso di Jet significa entrare in rotta di collisione diretta con le proprie sorelle e la propria famiglia!
Libretto snello, molto semplice, con intermezzi scritti in stile di sceneggiatura. Spesso un po’ prevedibile, qualche volta un po’ stereotipato, comunque funzionante. E c’è anche una gustosa sorpresa finale, subdolamente suggerita ma non evidente, che conferma l’abilità della scrittrice nei colpi di scena, già visti (deliziosi) in Piratica.

[Jet si presenta]
And Jet (me) is short and skinny and has wiry very black (yeah, you guessed it, jet black) hair and (jet black) eyes. And while my sisters are, I have grudgingly to admit, stunning to look at, I am nothing to look at – as I have very recently found out for sure, when not only Georgis Hann but also my backup possibility, Scott Paperley, ignored me, both in class and out of class, all year. Also I’m not (apparently) Artistic, like Turquoise, or (apparently) Unusual, like Amber. I just am. I’m just alive and getting on with living.
Which is, frankly, more than enough to cope with.


[in Indigara tutto è funzionale all'avanzamento della trama... persino il tempo!]
[…]Aragon announced that tonight he and I would go down to the beach below the cliff, and “scan the ocean”. […] And then suddenly he waved me off, so I left the house. And even as I did, the sky started to change.
It was a little scary. […]
You could see the sun actually move. It went sparkling over above, now and then in swirls of cloud that appeared and faded in seconds, and reached the tops of the forest to the west, and then glided right down among the branches. The sky smoothly changed from blue to smoky gold. And then to smokier pink.
[…] Because everything runs on movie time here. When the scene is dramatic, it lasts, and when the script says: Cut to-
And it had cut to evening now.
And here came Aragon striding out, and here I was all ready (since I’d never had time to go anyplace else), and now we’d go down to the beach.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 11 giu 2013, 20:40

Ora e per sempre, di Ray Bradbury

Si tratta di una raccolta di due soli racconti sulle settanta pagine l’uno, ognuno presentato dallo stesso Bradbury con una breve prefazione volta a spiegare il processo creativo che ha portato alla scrittura del rispettivo racconto.
Bradbury è un indiscusso maestro e i racconti non deludono le aspettative, anzi mostrando una certa versatilità di atmosfere e scrittura.
Il primo, “da qualche parte suona un’orchestrina”, è un’opera profondamente suggestiva, ancorata ad un livello di lettura puramente emotivo. La trama è onirica, teatralmente inverosimile, vagabonda nel suo affrontare diversi aspetti dai lievi collegamenti. Un reporter si sveglia di notte con una poesia in testa che lo mette in viaggio verso un paesino dell’Arizona per tutti sconosciuto. Farà diverse scoperte, alcune metaforiche, tra cui la ragazza a cui aveva chiesto di danzare al liceo, una dispensa che non esiste più, una comunità di letterati e letteraria, la perduta biblioteca di Alessandria ed, infine, una nuova vita.
Racconto sognante, per chi ama lasciarsi trasportare dalla corrente senza porre resistenza.
Il secondo racconto, Leviatano 99, è la trasposizione fantascientifica di Moby Dick. Nato per la radio, il racconto ha visto poi diverse revisioni.
La trasposizione non è solo un esercizio di stile, è anche l’occasione per una rilettura dell’opera originaria, così irrimediabilmente letteraria. E’ uno stile ricercato a governare il racconto, profondamente teatrale, come ci si può attendere.
Il capitano, folle o filosofo, alla ricerca della cometa bianca che l’ha accecato, ha un carisma incredibile. Si lancia in lunghi monologhi sui motivi della sua ricerca e del cercare, sull’umanità e su Dio; è instabile come il moto del mare ma energetico ed affascinante come lo stesso.
Ismaele e Quell non sono da meno: il primo lo spettatore designato del naufragio, dal destino già scritto, forse il peggiore tra tutti; il secondo un essere alieno, telepate, che aiuterà gli altri ad entrare nel cuore del capitano, a fargli comprendere il sublime nascosto nella sua pazzia.
La cometa, il Leviatano, come in Melville, guadagna attributi raziocinanti a lei estranei ed è agente involontario, anzi del tutto contrario, alla tragedia preparata per lei dall’umanità.
Dovrei proprio rileggere l’originale, Moby Dick l’ho letto probabilmente in età troppo giovane per poterlo apprezzare in pieno.
Tra l’altro sarebbe anche da recuperare quest'opera radiofonica: il folle capitano con la voce di Christopher Lee rischia di essere imperdibile!

[dal primo racconto]
Accadde esattamente lo stesso con quella donna, la luminosa meraviglia diurna che scendeva le scale nella fresca ombra dell’ingresso per poi riemergere dentro un fascio di luce che cadeva sulla porta del soggiorno. Allungò la mano per prendere quella di Cardiff, e allora il polso, il braccio, la spalla e alla fine, proprio come dalla chimica di una camera oscura, lo spettro di un volto comparve dinanzi a lui con la stessa grazia di un fiore di cui l’aurora spande la bellezza. I suoi occhi lucenti, ponderanti ed elettrici come l’estate brillavano felici, guardandolo, come se anche lui fosse appena risalito da quelle onde incredibili in cui nuotano le memorie, come per dire: “Ti ricordi di me?”.
“Certo!” pensò.
“Sì?” Credette che lei dicesse.
“Sì!” gridò lui, senza parlare. “Ho sempre sperato di poterti ricordare”.
“Bene, allora” dissero i suoi occhi, “possiamo essere amici. Magari ci siamo incontrati in un’altra epoca”.
“Ci stanno aspettando”, disse lei a voce alta.
“Sì” pensò lui, “aspettano entrambi!”
E poi parlò: “Come ti chiami?”
“Già lo sai” rispose il silenzio di lei.
Ed era il nome di una donna morta quattromila anni prima e perduta nelle sabbie d’Egitto, e adesso risvegliata sotto il sole di un altro deserto vicino a una stazione vuota e a binari morti.
“Nefertiti”, disse lui. “Un bel nome. Vuol dire ‘La bella che giunge’”.


[dal secondo racconto, il santo patrono dei viaggi interstellari]
“Voi Giona che viaggiate nel ventre di una balena di metallo appena creata, voi nuotatori nei mari lontani dello spazio profondo, non bestemmiate voi stessi né gli spaventosi vostri gemelli in cui v’imbatterete tra le stelle, ma domandate per comprendere i miracoli dello Spazio, del Tempo e della Vita negli alti attici e nei perduti luoghi di nascita dell’Eternità. Che siate maledetti se non v’accorgerete di quanto sacra è la vita, e arriverete ad arrendervi senza poter dire: O Dio Padre, svegliatemi. Io sveglio Te. Immortali, insieme allora cammineremo sulle acque dello spazio profondo in una nuova alba che si chiamerà: Per sempre”.
L’assemblea dei fedeli – in alto e in basso – ripetè dolcemente: “Per sempre, per sempre”.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 29 giu 2013, 21:05

Noi, di Evgenij Zamjatin

Piano piano sto procedendo a ritroso nella storia delle distopie letterarie.
Se è vero che "1984" è sicuramente debitore de "Il Mondo Nuovo" di Huxley, c’è anche un’altra opera a cui deve molto. Si tratta proprio di “Noi”, scritto da Zamjatin nel 1920 come riflessione ed atto d'accusa alle rivoluzioni succedutesi in russia nei precedenti anni, e per questo a lungo censurato. Allo stesso autore fu anche proibito di scrivere ancora, pena che a lungo andare trovò troppo dura ed ottenne di commutare nell’esilio a vita.
“Noi” va quasi a completare un trittico di possibili distopie con gli altri due libri sopracitati:
"1984" verte su una distopia creata a partire da ciò di cui abbiamo paura
"Il mondo nuovo" verte su una distopia creata a partire da ciò da cui traiamo piacere
"Noi" verte sul timore che paura e piacere, odio ed amore, vengano sradicati dalla convenzione, da uno status quo infrangibile, da un movimento rivoluzionario che non accetti di essere sorpassato da ulteriori rivoluzioni.

I sudditi di questo assurdo sistema, capeggiato da un uomo chiamato semplicemente Benefattore, non sembrano quindi agire spinti dalla paura o dal desiderio, ma semplicemente perché è la cosa giusta da fare, fa parte della naturale evoluzione che stroncherà ogni individualismo, trasformando le masse in un perfetto meccanismo, al solo costo dell’insopportabile libertà, tremenda dispensatrice di infelicità.

D-503, almeno inizialmente, non ha i dubbi del protagonista di 1984. Lui è anzi il creatore della più grande invenzione dello Stato Unico, l’Integrale, l’astronave che consentirà di portare la propria idea superiore di felicità a tutti i popoli dell’universo. E’ un matematico, o meglio, una macchina matematica, e come tale ragiona. Tutto nella sua percezione si decompone nei termini minimi, più comprensibili, ideali come le forme geometriche. Tutto, sia la sua intera vita che le altre persone, soprattutto i piccoli dettagli. La sua amante designata dallo Stato Unico, O-90, è quindi rassicurante come il cerchio del suo nome, oggetto caro anche perché interamente sviscerato, senza segreti nascosti. L’enigmatica I-330 porta invece nascosta nel viso la forma della x, dell’incognita, mentre nelle sopracciglia nasconde un deformabile triangolo il cui perimetro muta costantemente.

Proprio la capacità d'inventarsi questo punto di vista è uno dei punti più riusciti del romanzo. D-503 scrive rivolgendosi direttamente ai futuri popoli a cui l’Integrale porterà in dono la felicità, ma le sue parole a noi risultano spesso paradossali, ironiche, ma anche inquietanti, come se i concetti fossero folli e sconnessi ma non abbastanza da poterli effettivamente rigettare del tutto, come se non fosse possibile ignorare del tutto la logica con la quale sono esposti.

D-503 vedrà però il suo intero essere scosso dall’amore per la rivoluzionaria I-330, che lo porterà, come dice lui stesso, ad ammalarsi gravemente, fino a sviluppare desideri, energie non incanalate, e quindi un’anima. Da matematico persino il suo stile di scrittura diventa sempre più poetico e meno rigoroso, portandolo a scontrarsi con quella radice di -1 che già da studente lo aveva sconvolto: l’immaginazione, l’eccezione che esce dagli schemi.

L’impianto della distopia non soffre affatto il secolo che ormai ha sulle spalle. Per fare un esempio, se l’inesistenza di muri opachi, sostituiti da onnipresente vetro, poteva essere l’unica maniera all’epoca per immaginare una totale mancanza di privacy, questa stessa ingenuità assume un sapore tremendamente metaforico, quindi poetico, che non disturba ma anzi aiuta la lettura.

E’ un libro molto bello, molto sentito, immeritatamente eclissato in fama dai suoi successori. Forse talvolta convoluto nella forma di scrittura, che però egregiamente fonde poesia e rigore matematico, visti come due estremi che possono (e forse devono) toccarsi.


[Dall'incipit, il giornale che legge D-503]
[...]Mille anni fa i vostri eroici antenati piegarono al potere dello Stato Unico tutta la sfera terrestre. Un’impresa ancora più gloriosa vi attende: integrare la sconfinata equazione dell’universo per mezzo dell’Integrale elettrico di vetro, dal respiro di fuoco. Toccherà a voi piegare al benefico giogo della ragione gli esseri ignoti che abitano sugli altri pianeti, forse ancora nel selvaggio stato di completa libertà. Se essi non comprenderanno che noi portiamo loro la felicità matematicamente esatta, è nostro dovere costringerli ad essere felici.[...]

[Un esempio della visuale di D-503]
[...] come per la prima volta nella vita - ho visto tutto: le vie irrimediabilmente dritte, il vetro delle carreggiate spruzzante raggi, i divini parallelepipedi delle abitazioni trasparenti, l’armonia quadrata dei ranghi grigioblu. Come se non si trattasse di intere generazioni, ma di me, - appunto soltanto di me - ad aver vinto il vecchio Dio e la vecchia vita e ad aver creato tutto questo [...]

[I-330 parla del rapporto tra felicità e libertà]
E il triangolo si fece più aguzzo, più scuro:
“Che cos’è la felicità? I desideri fanno male, non è così? Evidentemente la felicità quando non c’è più neanche un desiderio... Che errore, che assurdo pregiudizio quello che abbiamo commesso finora, di mettere davanti alla felicità il segno più. E’ il segno meno, il divino meno che dobbiamo mettere davanti alla felicità assoluta”.

[D-503 discute con I-330]
“Questo non ha senso! E’ assurdo! Non capisci che quello che voi tramate è una rivoluzione?”
“Sì, una rivoluzione! Ma perché è assurdo?”
“Assurdo perché non può esserci una rivoluzione. Perché la nostra rivoluzione - non lo dici tu, ma lo dico io - è stata l’ultima. E non ci può essere nessun’altra rivoluzione. Lo sanno tutti”.
L’aguzzo, ironico triangolo delle sopracciglia proseguì:
“Mio caro: tu sei un matematico. E in più sei un filosofo matematico: dimmi l’ultimo numero.”
[...]
“Ma, I, questo è assurdo! Dal momento che il numero dei numeri è infinito, che ultimo numero vuoi che ti dica?”
“E tu quale ultima rivoluzione vuoi? Non ci sarà mai un’ultima rivoluzione, le rivoluzioni sono senza fine. L’ultima, cioè, è per i bambini: l’infinito spaventa i bambini ed è necessario che i bambini dormano tranquilli la notte...”


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 22 lug 2013, 7:48

Il viaggio dell’assassino, di Robin Hobb

Con questo libro termina la prima delle trilogie ambientate nei sei ducati. La recensione quindi verterà più sulla qualità globale della trilogia che sul singolo libro, anche per la necessità di evitare spoiler ove possibile.
Robin Hobb è un’autrice particolare. Come già detto, la trilogia dell’assassino sembra un romanzo di formazione, da adolescente ad adulto, con l’unica concessione al fantasy data dal lavoro del protagonista, assassino di corte.
In realtà l’ambientazione è più high-fantasy di quanto appaia in prima istanza, ma spesso non ce se ne accorge, mentre l’inquadratura si sofferma sui problemi che un qualsiasi adolescente potrebbe avere. Forse la similitudine migliore è con i fumetti super-eroistici: ragazzi comuni che devono dividere la propria vita tra i normali problemi dell’adolescenza ed un secondo “lavoro” di cui non possono parlare con nessuno. Qui si aggiunge solamente una gran quantità di intrighi di corte, certamente molto interessanti per quanto tendenzialmente scaturiti da personaggi che sfiorano la totale follia, quindi in certi momenti ben poco logici.

FitzChevalier è quindi un protagonista piuttosto particolare a confronto dei suoi colleghi. E’ inizialmente inesperto, man mano acquisisce maggiore competenza in entrambe le forme di “magia” presenti nei sei ducati, e certamente migliora le proprie abilità di assassino. Ciò però non lo ferma dal prendere in continuazione la decisione sbagliata.
Un’umanizzazione del protagonista molto bene accetta, per quanto certe volte quasi eccessiva. Fitz spesso sopravvive agli ostacoli, piuttosto che superarli, e certe volte gli sopravvive piuttosto malamente. E’ sempre incerto sull’agire, soprattutto in contesti sociali, soprattutto a confronto con l’amore, ma quando prende una decisione non è mai del tutto corretta. Per essere un assassino è evidente come non abbia ancora raggiunto la sua piena maturità, e stenti talvolta ad orientarsi tra intrighi e necessità.

Tuttavia come protagonista è carismatico, e lo stile di scrittura di Robin Hobb fa scivolare le pagine con estrema facilità, tessendo una trama robusta ed interessante, con personaggi a tutto tondo, senza essere soggetta alla ricerca di tempistiche e colpi di scena hollywoodiani. La trilogia ha una piena conclusione, per quanto lasci spazio ovviamente ai seguiti, ed ha anche una coerenza con la “mitologia” dell’ambientazione, per così dire, ovvero il corpus di leggende e profezie che sono protagoniste soprattutto di questo terzo libro, fortunatamente senza sopraffare la narrazione.

Una nota di plauso, per una volta, ai traduttori. Tutti i nomi nei sei ducati sono nomi di oggetti o virtù, generalmente nomen-omen, che saggiamente si è deciso di tradurre, qualche volta osando un’arcaizzazione del termine. E’ il caso di Umbra, il maestro assassino, ma anche il principe Veritas (Verity in originale). Le scelte possono essere talvolta discutibili (FitzChivalry diventa FitzChevalier, con l’aggiunta di un poco probabile francese), ma comunque in linea di massima sono coerenti ed aiutano la traduzione a mantenere un buon livello.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 30 set 2013, 21:55

Antic Hay, di Aldous Huxley

Dopo aver letto il bellissimo “Il mondo nuovo”, era d’uopo approfondire le opere di Huxley. Girovagando per lo Strand Bookstore di New York ho trovato questo libro in offerta, che ho quindi preso al volo in quanto in italiano mi risultava poco trovabile (effettivamente, sembrerebbe che l’ultima edizione sia del 1965).
Ammetto che ho commesso una leggerezza… Un libro del 1923, tra l’altro scritto in maniera piuttosto erudita, si è rivelato un po’ troppo per il mio inglese, che in altre circostanze sarebbe stato sufficiente.

A parte questa mia problematica, il libro si è rivelato comunque interessante. Iniziamo dalla trama: siamo nella Londra post grande guerra. Gumbril, un insegnante di lettere classiche, sedendo sulle scomode panche di una chiesa ha l’idea di inventare dei pantaloni pneumatici, contenenti quindi delle tasche d’aria interne per poter sedere più comodamente su ogni superficie. Da questo incipit strampalato, iniziano le avventure un po’ bohemienne di Gumbril e dei suoi amici.

Il libro è una satira dell’Inghilterra post bellica. Un mondo uscito da un grande incubo, ma incapace di trovare subito un nuovo sogno. I protagonisti infatti sono giovani poeti, letterati, scienziati, tutte persone istruite che dovrebbero poter costituire la base per un rinnovamento della propria madre patria. Invece, sono in realtà tutte persone egocentriche, vacue, che non riescono a percepire le proprie responsabilità. Alcuni, come parziale scusante, hanno anche delle ferite dentro di sé. E’ il caso, tra tutti, di Myra Viveash, che ha perso il suo amante durante la guerra e con lui ogni residua vitalità. Eppure, è evidente la mancanza di una direzione nella propria vita. Gumbril è rappresentativo in questo: dopo aver lasciato il lavoro per inseguire il sogno d’una ricchezza dovuta alla sua inutile invenzione, arriva persino a cambiare personalità per poter finalmente avere successo con le donne. Compra infatti una barba finta, una giacca vistosa che lo faccia apparire più grande, e fingendo d’essere chi non è riesce finalmente ad adescare più di qualche donna, compresa la moglie di un amico, ma senza essere in grado di mantenere con loro nessun tipo di rapporto stabile.

Lo sviluppo della trama è un po’ strana, i protagonisti si moltiplicano e Gumbril certe volte rimane un po’ in ombra. La stessa invenzione iniziale ha uno scarso impatto. Talvolta i dialoghi passano dalla farsa alla tragedia in maniera improvvisa, ma c’è da dire che tutte le conversazioni sono ricche di arguzia e d’erudizione, con grande sfoggio anche di aforismi in italiano ed in francese.

Non riconosciuta come la sua opera migliore, si è trattato comunque di un libro scottante per l’epoca (ed infatti ha avuto diversi problemi con la censura per la libertà con cui parla d’amore e sesso).

[il punto focale]
"And besides, when the future and the past are abolished, when it is only the present instant, whether enchanted or unenchanted, that counts, when there are no causes or motives, no future consequences to be considered, how can there be responsibility, even for those who are not clowns?"

[Gumbril parla con lo stilista che gli deve realizzare i pantaloni]
“Do you object,” he asked after a pause, “to all eccentricities in dress, Mr Bojanus? Would you put us all into your elegant uniform?”
“Certainly not,” replied Mr Bojanus. “There are certain walks of life in wich eccentricity in appearance is positevely a sine qua non, Mr Gumbril, and I might almost say de rigueur.”
“And which walks of life, Mr Bojanus, may I ask? You refer, perhaps, to the artistic walks? [...]”
“Not artists, Mr Gumbril.” He shook his head. “In practice they may show themselves a little eccentric and negleejay. It’s only the politicians who need to do it on principle. It’s only de rigueur, as one might say, in the political walks, Mr Gumbril”.


[Gumbril trasformato dalla falsa barba]
[...] And yet there were millions of superfluous women in the country; millions of them. Every day, in the streets, one saw thousands of them passing; and some were exquisite, were ravishing, the only possible soulmates. Thousands of unique soul-mates every day. The Mild and Melancholy one allowed them to pass - for ever. But to-day - to-day he was the complete and Rabelaisian man; he was bearded to the teeth; the imbecile game was at its height; there would be opportunities, and the Complete Man could know how to take them. No, he would not be unaccompanied for long.

[Mrs Viveash con la sua mancanza di voglia di vivere]
[...]”To-morrow,” said Gumbril at last, meditatively.
“To-morrow,” Mrs Viveash interrupted him, “will be as awful as to-day.” She breathed it like a truth from beyond the grave prematurely revealed, expiringly from her death-bed within.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 16 ott 2013, 19:38

Paradisi perduti, di Ursula K. Le Guin

L’autrice non ha bisogno di alcuna introduzione, parto direttamente a parlare dell’opera; si tratta di un racconto lungo (poco oltre le cento pagine) originariamente presente in una raccolta. Non ho mai apprezzato molto queste edizioni parziali, ma debbo dire che questo libricino ha decisamente tutto il necessario per vivere da solo.

L’idea iniziale non è originale (per esempio, ci aveva già pensato Heinlein in “Universo”), ma il tocco tutto personale della Le Guin fa splendere la storia d’una luce ben differente dal solito.

L’umanità sta esplorando lo spazio. Assenti le classiche scorciatoie del caso, questo significa stipare quattromila persone su un’enorme astronave e spedirle per un viaggio della durata di oltre cinque generazioni. Tutto deve essere controllato, dal riciclo di ogni materiale, al lavoro di ogni persona, dalla vita personale alla riproduzione, persino le religioni devono limare i propri estremi per far sì che tutto funzioni con la massima accortezza. Ognuno viene costantemente seguito e sorretto da questo stato in miniatura; deviare da questo pervasivo ordine non è possibile, ma neanche desiderabile, per sé o per gli altri.

Da questo incipit parte la maestria della Le Guin, come creatrice di mondi ed esaminatrice dell’animo umano. Come vivono queste persone, impegnate per tutta la vita in un viaggio che non hanno deciso loro? Come procederà l’inevitabile perdita di contatto con le precedenti generazioni, quell’umanità che ancora sapeva sognare di enormi ma pericolosi spazi?

I brevi capitoletti accompagnano i protagonisti a partire dalla loro infanzia, intanto delineando il mondo fino alle più minute pennellate di colore. Hsing e Luis fanno parte della prima generazione per cui, anche se da anziani, è prevista l’arrivo sul nuovo pianeta da esplorare. Ma come è possibile insegnare il concetto di arrivare a destinazione ad una generazione che ha conosciuto solo il viaggio?

Il mondo ed i protagonisti sono incredibilmente tridimensionali per un’opera così breve. Hsing e Luis li vediamo crescere per lunghi anni, e con loro il loro rapporto, fino ad arrivare ad un momento di rottura: una sensazionale scoperta che sconvolgerà la loro intera generazione. Il tutto fino ad arrivare ad un finale forse improvviso dopo la crescente tensione, ma semplicemente perfetto nel suo incredibile mischiare dolcezza e paura, dolore e futuro.

Un’opera che è un piccolo gioiello, che attraverso l’universo parla di noi, delle nostre speranze, dello scopo della nostra vita, delle nostre paure e del nostro coraggio.

[i titoli dei capitoletti sono piccole frasi, come la seguente]
Se non c’è niente di molto diverso da te, un po’ diverso vuol dire molto diverso da te.

[la vita all'interno di un'astronave]
La loro vita è su un altro ordine. Di regola, ordini diversi non riescono a percepirsi a vicenda, se non per mezzo di strumenti che permettono una percezione su scala differente. Con quegli strumenti si rimane a guardare, meravigliati, il mondo che rivelano. Ma lo strumento non rivela il mondo d’ordine maggiore al mondo di ordine minore, che va avanti ordinato, indisturbato e inconsapevole, finché improvvisamente la goccia non si secca sul vetrino. La reciprocità è cosa rara.

[L'evoluzione della cultura, il distacco progressivo dalla Terra]
Leggete le storie, dicono gli insegnanti. La storia ci dice chi siamo, come ci siamo comportati e dunque come ci comporteremo.
Ma è proprio così? La storia negli schermolibri, la Storia della Terra, quello spaventoso passato fatto di ingiustizia, crudeltà, schiavitù, odio, omicidio [...] Se questo è ciò che siamo, che speranza c’è per noi? La storia deve essere ciò da cui siamo fuggiti. E’ ciò che eravamo, non ciò che siamo. La storia è ciò che non dobbiamo fare mai più.
La schiuma dell’oceano salato ha gettato a riva una bolla. Galleggia libera.


[distanze particolari]
Se tutti hanno accesso allo stesso cibo, agli stessi vestiti, mobili, strumenti, alla stessa istruzione, informazione, lavoro e autorità, e l’accumulazione è inutile perché basta chiedere per ottenere, e il gioco è uno sport ozioso perché non c’è niente da perdere, cosicché ricchezza e povertà diventano semplici metafore (“ricco d’amore”, “povero di spirito”), come si fa a capire l’importanza dei soldi?

[Luis parla a Hsing della fede angelica sviluppatasi a bordo]
- Ma fra 43,5 anni arriveremo su una di quelle ipotesi - disse Luis. - Come faremo a capirci qualcosa?
Hsing, nuovamente, parve sconvolta, spaventata. E lui non riusciva a capire neanche quello. Proseguì.
- Ho cercato di comprendere gli elementi della teoria o della fede angelica, che li hanno condotti a negare l’importanza, il fatto, della nostra origine su un pianeta e della nostra destinazione verso un altro pianeta. La Beatitudine è un coerente sistema di pensiero che ha quasi perfettamente senso, in sé e come sistema religioso, per persone che vivono come viviamo noi. In effetti, è questo il problema. La Beatitudine è una proposizione autosufficiente, un sistema chiuso. [...] Noi delle generazioni intermedie non abbiamo obiettivi tranne tenerci in vita e mantenere la nave operativa e sulla giusta rotta, e per raggiungerli dobbiamo soltanto seguire le regole: la Costituzione. [...] Ma per chi non vedrà quel fine, non c’è molta gloria nel fatto di essere il mezzo. L’autoconservazione sembra egoistica. Il sistema non è solo chiuso, è soffocante. Era questa la visione di Kim Terry, come glorificare il mezzo, il viaggio, come rendere un fine in sé il fatto di seguire le regole.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 4 nov 2013, 21:28

L’uomo che cadde sulla terra, di Walter Tevis

Primo libro che leggo di Tevis, autore tra l’altro anche de “lo spaccone”. Stavolta, si tratta di un libro di fantascienza classica.
La storia è stata scritta nel 1963, un periodo di piena guerra fredda che ha lasciato la sua impronta su innumerevoli opere di fantascienza. Anche qui, infatti, uno dei punti focali è l’autodistruzione della razza umana. Ma c’è anche qualcosa di più.

Newton, un uomo particolarmente longilineo, fisicamente debole, flemmatico, piuttosto particolare, altri non è che un alieno. Proviene dal nostro stesso sistema solare, da un pianeta che lui chiama Anthea, ed è venuto per due motivi: salvare il nostro pianeta, e salvare ciò che resta del suo pianeta.
Come salvatore è reso particolare da un importante fatto: la sua saggezza, o superiorità morale, deriva dall’aver già sbagliato tutto. Anthea è un pianeta distrutto, morente, a causa di una corsa all’autodistruzione che Newton troverà alquanto familiare sulla Terra. Newton sarà quindi come un padre che cerca di evitare che il figlio ripeta i gravi errori che egli ha compiuto e a cui, ovviamente, il figlio non sembra dare ascolto.
Anzi, il tentativo di salvare i due mondi potrebbe persino velocizzare la morte della Terra. Newton è costretto infatti a vendere brevetti della sua tecnologia superiore allo scopo di ottenere i fondi necessari alla realizzazione di un’astronave che possa essere capace di trasportare sulla Terra i restanti Antheani. La sua presenza darà una svolta epocale all’intero pianeta, arrivandolo a fargli dubitare persino della sua stessa missione.

Anche la relazione, assolutamente platonica, con una donna, una ispanica disoccupata con il vizio del bere, lo porterà ad identificarsi sempre più nella razza umana, o, in un certo senso, a regredire al suo passato Antheano, quello da cui pensava di essere fuggito ma in cui invece si è nuovamente ritrovato (o forse da cui semplicemente non era possibile fuggire).

Lieve, poetico, malinconico. Se pure la guerra fredda fa ormai parte del passato, il sentiero verso l’autodistruzione è realmente stato abbandonato?

[Newton spiega il suo piano]
“Potremmo chiamarlo come ha detto lei, manipolazione, o guida. E potrebbe anche non funzionare, non funzionare affatto. Voi potreste aver già fatto saltare per aria il vostro mondo, oppure scoprirci e dare il via a una caccia alle streghe… e noi siamo vulnerabili, lo sa. [...]”
“E fareste tutto questo solo per salvarci?” Bryce sentì il sarcasmo nella propria voce e sperò che Newton non l’avesse notato.
Se anche l’aveva notato, non lo diede a vedere. “Certo che no, Veniamo qui per salvare noi stessi [...]”
“E da che cosa vi salvate?”
“Dall’estinzione. Siamo ormai quasi senz’acqua, senza combustibili, senza risorse naturali. Abbiamo una debole energia solare, debole perché siamo tanto lontani dal sole. Possediamo ancora grandi riserve di viveri, ma anche quelle stanno diminuendo. Sono meno di trecento gli antheani ancora in vita”.
“Meno di trecento? Mio Dio, ma vi siete praticamente spazzati via!”
“Proprio così. Come, immagino, farete voi fra non molto, se non veniamo noi”.
“Forse dovreste venire” disse Bryce con un nodo alla gola. “Sì, forse dovreste venire… [...]”


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 9 nov 2013, 20:03

Il grande disegno, di Philip José Farmer

Continua (siamo al terzo libro su cinque) l’interessante quanto peculiare saga del Mondo Fiume.
I primi due libri erano in realtà composti da racconti lunghi. Per questo motivo erano (sin troppo) rapidi e succinti, con un ritmo elevatissimo. Da qui in poi invece Farmer ha scritto avendo già in mente una pubblicazione unica come un libro, ed anche il suo stile di scrittura si è adattato. Decisamente è aumentata l’analisi psicologica dei personaggi, così come il dettaglio dell’ambientazione.
In realtà, la novità più forte che si nota è una profonda virata verso il genere pulp. Non che sia del tutto una novità, ma la cosa diventa ben più evidente a partire da questo libro. Quindi spazio ad eroi, non certo senza macchia ma con un indiscutibile coraggio, pronti a lottare contro ogni incredibile pericolo. Spazio, inoltre, alle esagerazioni tipiche del genere, agli enormi dirigibili, ai laser, ai duelli all’arma bianca in improbabili situazioni…
Continua anche il mistero di fondo della serie: sono stati gli Etici a far risorgere miliardi di persone su un pianeta creato per l’occasione? Come e perché? Qualche dettaglio in più si viene a conoscere, ma le rivelazioni vengono sapientemente centellinate.

La serie forse perde un po’ di smalto rispetto all’inizio, ma rimane comunque un interessante esperimento pulp con una narrazione molto efficace, a patto che si voglia chiudere (almeno) un occhio su alcuni trucchi di sceneggiatura quali piccoli retcon e qualche coincidenza di troppo.


Gran Dio, le facce che ho visto in vent’anni! Milioni, molte più di quante ne avessi viste sulla Terra. Alcune di quelle facce sono state poste in essere trecentomila anni fa. Senza dubbio ci sono anche i volti di parecchi miei antenati [...]
Pensa un po’. Ogni generazione dei tuoi antenati, risalendo nel tempo, raddoppia di numero.[...]
Nel 1700 hai 512 antenati. Nel 1600, 8192 antenati. Nel 1500, 131.072. Nel 1400, 2.097.152. Nel 1300, 33.554.432. Nel 1200, hai 536.870.912 antenati.
E anch’io. E chiunque. Se nel 1925 la popolazione mondiale era - diciamo - di due miliardi (non lo ricordo bene), moltiplica questo numero per quello dei tuoi antenati nel 1200. Ottieni più di dieci alla diciottesima. Impossibile? Infatti.
Ricordo che nel 1600 la popolazione mondiale stimata era di cinquecento milioni. Nell’anno 1, secondo le stime, doveva essere di 138 milioni. Quindi la conclusione è ovvia. Nel passato c’era una grande quantità di incesti, prossimi e remoti. Per non parlare del presente. Probabilmente fin dagli albori dell’umanità. Quindi, tu e io siamo parenti. Anzi, forse è possibile che siamo tutti imparentati, e molte volte. Quanti cinesi e negri africani nati nel 1925 erano lontani cugini tuoi e miei? Direi parecchi.
Perciò le facce che scorgo su entrambe le rive, mentre navigo, appartengono a miei cugini. Salve, Hang Chow. Ciao Bulabula. Come va, Hiawatha? Salute Og, Figlio del Fuoco! Ma anche se loro lo sapessero, non si sentirebbero meglio disposti nei miei confronti. O viceversa. I litigi più intensi, i più feroci spargimenti di sangue avvengono all’interno delle famiglie. Le guerre civili sono le più atroci. Ma dato che siamo tutti cugini, tutte le guerre sono civili. E nel contempo, immensamente incivili. Il paradosso delle relazioni umane. Ti prenderò a fucilate, fratello.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 2 dic 2013, 22:49

L’Eroe delle donne, di Adolfo Bioy Casares

Raccolta di racconti del buon Casares, sono solo otto racconti ma molto graziosi.
In pieno stile dell’autore, tutti i racconti hanno (almeno) un leggero sapore fantastico, parlando per esempio di forme alternative del pianeta o di nuove scienze che permettono di dormire per un secolo allo scopo di sfuggire ad amori non corrisposti. Eppure, al solito, l’attenzione e l’approccio al racconto è sempre letterario e con un gusto tipicamente argentino del dialogo e della trama.
Sempre piacevole :)

Dell’altra forma del mondo - uno studente viene a conoscenza di un tunnel segreto che collega in pochi metri l’Argentina all’Uruguay. Prova ad usarlo per contrabbandare, ma trova una donna.
Un’altra speranza - un complesso medico per il trattamento dei grandi dolori trova il modo per trasformare il dolore in energia elettrica.
Una guerra persa - un uomo lascia la propria moglie per un’altra, ma da lì in poi ogni donna che trova è sin troppo affascinata dall’inconsueto argomento della fissazione delle dune.
L’ignoto attrae la gioventù - un semplice campagnolo prova, con estrema ingenuità, ad ottenere un lavoro da un malavitoso
La passeggera di prima classe - una passeggera di prima classe spiega perché in realtà è meglio essere di seconda classe
Il giardino dei sogni - un giornalista per sfuggire alle autorità finisce nel giardino dei sogni
Una porta si apre - per sfuggire ad una donna, un uomo si fa addormentare per cento anni, perché il tempo può far passare ogni dolore.
L’eroe delle donne - un uomo è convinto che ci sia una (impossibile) tigre nella vicina foresta. Convince una coppia di amici a cercarla. L’eroe degli uomini però spesso non è anche l’eroe delle donne.

[dal primo racconto]
- Glielo dico chiaro e tondo: l’aereo non mi convince. Attraversando il tunnel arrivo immediatamente e senza spendere un centesimo, non so se mi spiego.
- E’ proprio questo che non capisco. Se partiamo dalla premessa che la terra è rotonda…
- Ma quale premessa e premessa. Lei dice che è rotonda perché gliel’hanno raccontato, ma in realtà non sa se è rotonda, quadrata o come la sua faccia. L’avverto: se è il dettaglio geografico ad appassionarla, non conti su di me. Alla mia età non ho pazienza per le stupidaggini [...]


[dall'ultimo racconto]
[...] Una di quelle sere l’ingegnere affermò:
- Il tempo non ha sempre la stessa durata. Una notte può essere più corta o più lunga rispetto a un’altra notte con lo stesso numero di ore. Se qualcuno di voi non mi crede, lo chieda a un farmacista che di cognome fa Coria, che vive a Rosario. E c’è di più: il presente può combinarsi, alla prima disattenzione, con il passato e, probabilmente, con il futuro. I racconti di molti visionari in buona fede non m’indurranno a mentire.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 15 dic 2013, 10:49

Sei biblioteche di Zoran Zivkovic

Il lettore, si sa, spesso indulge in un po’ di autoreferenzialità. I libri che parlano della lettura sono sempre una tentazione, ma spesso sono a rischio di prendersi troppo sul serio, quando non sono apertamente autocelebrativi.
Zivkovic si è quindi divertito a giocare (anche osando) proprio su questa autoreferenzialità. I sei racconti di questa raccolta riguardano tutti delle biblioteche assurde, assolutamente surreali, con un po’ d’ironia a stemperare il tutto.
Come divertissement è gradevole e ben scritto, ma non è molto più che un gioco.

La biblioteca di casa - in cui l’intera letteratura mondiale, arrivata per posta, invade la casa di un lettore
La biblioteca virtuale - in cui un autore scopre in un sito internet una biblioteca che contiene dei suoi libri che ancora non ha scritto
La biblioteca notturna - un lettore trova il libro che narra esattamente della sua vita
La biblioteca infernale - l’inferno si aggiorna eliminando inutili crudeltà ed inserendo come pena la lettura
La biblioteca minima - un autore trova un libro che contiene tutti i libri, e decide di salvarli
La biblioteca raffinata - ulteriore livello autoreferenziale, un lettore maniacale decide di sbarazzarsi del presente libro, apparso non invitato nella propria biblioteca.

[Estratto da La biblioteca notturna]
“[...] E’ proprio bello che i libri si possano prendere in prestito anche di notte”.
“Ma certo che sì. Anche se la possibilità di scelta è diversa da quella diurna. Noi abbiamo soltanto i libri delle vite”.
Pensai di non aver capito bene. “Mi scusi?”
“Libri delle vite. Non ne ha mai sentito parlare?”
Feci un cenno con la testa. “Temo di no”.
“Peccato. Glieli consiglio assolutamente. E’ una lettura di grande interesse. Al contrario dei pregiudizi diffusi, le vite vere sono di gran lunga più eccitanti di quelle inventate”.


[Estratto da La biblioteca infernale]
“Va bene, lasciamo perdere. Non importa. Veniamo al dunque. Dobbiamo stabilire che cosa sarebbe più adatto a lei”.
“Come condanna?” chiesi con avvedutezza.
“Noi la chiamiamo terapia”.
“Bruciare nelle fiamme è una terapia?”
“Chi ha parlato di fiamme? [...] E’ semplicemente incredibile quanto siano oppressi dai pregiudizi coloro che giungono qui. Lei pensa che noi viviamo fuori dal tempo? Che qui non cambi niente? Questa cosa qui allora sarebbe al passo con le atrocità barbariche?” e diede un colpetto sul lato del monitor.
“No, si capisce”, risposi con prontezza.
“Ogni epoca ha l’inferno più adatto. Il nostro è una biblioteca”.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 20 dic 2013, 14:59

Pyramids, di Terry Pratchett

Dopo i primi libri più variegati, Pratchett è passato a scrivere storie con un impianto decisamente più solido, basato su alcune idee (o parodie) forti.
Così, dopo il Macbeth di Wyrd Sister, si passa all’antico Egitto di Pyramids (con qualche divagazione greca e troiana). L’idea di base è proprio quella del concetto di antichità, contrapposta all’idea di progresso, esaminando (comicamente) l’esistenza di un regno con sette millenni di storia che sembra assolutamente refrattario ad ogni innovazione in favore di un cieco credo della tradizione.

Teppic, il nuovo protagonista, è il figlio del faraone, colui che ogni giorno fa sorgere il nuovo sole. Dato che le finanze del regno vertono in pessimo stato a causa della passione per l’edificazione di piramidi sempre più grandi, il faraone si trova costretto a mandare Teppic a studiare all’estero una professione rispettabile, in modo che possa fare buoni affari.
La “professione rispettabile” sarà quella di assassino, mestiere perfettamente regolamentato in Ankh Morpork.
Sfortunatamente, appena dopo la laurea di Teppic ad assassino, il padre muore in uno sfortunato incidente. Teppic, cosmicamente investito del nuovo ruolo di faraone, deve quindi tornare in patria, pieno di speranze di poter applicare quanto di nuovo scoperto all’estero (soprattutto cose come le fognature, o il ferro, o questo tipo di piccolezze).
Ovviamente non sarà così facile, soprattutto quando nessuno sembra riuscire a cogliere la possibilità di andare oltre le tradizioni. Ma, forse, alla base di tutto questo c’è un motivo, che risiede nelle piramidi e nel loro buffo ciclo di “accumulo” e “bruciatura” del tempo.

Pratchett è garanzia. Molto interessante il personaggio di Teppic, che non è affatto uno sprovveduto, anzi, contrariamente ad altri tipici protagonisti emblemi dell’incapacità, è un ottimo assassino dalle grandi risorse, con l’unico problema rilevabile nel fatto che non vuole uccidere nessuno.

Bello, probabilmente più comico e con miglior ritmo rispetto a Wyrd Sister. I giochi di parole non sono tantissimi, ma spesso intraducibili. Probabilmente però è leggibile anche in italiano senza perdere troppo.

[il babbo di Teppic ed il suo lavoro quotidiano]
King Teppicymon XXVII watched the golden disc float over the edge of the world. A flight of cranes took off from the mist-covered river.
He’d been conscientious, he told himself. No one had ever explained to him how one made the sun come up and the river flood and the corn grow. How could they? He was the god, after all. He should know. But he didn’t, so he’d just gone through life hoping like hell that it would all work properly, and that seemed to have done the trick.


[Una delle tipiche note di Pratchett]
[...] the fastest animal on the Disc is the extremely neurotic Ambigous Puzuma, which moves so fast that it can actually achieve near light speed in the Disc’s magical field. This means if you can see a puzuma, it isn’t there. Most male puzumas die young of acute ankle failure caused by running very fast after females which aren’t there and, of course, achieving suicidal mass in accordance with relativistic theory. The rest of them die of Heisenberg’s Uncertainty Principle, since it is impossible for them to know who they are and where they are at the same time, and the see-sawing loss of concentration this engenders means that the puzuma only achieves a sense of identity when it is at rest - usually about fifty feet into the rubble of what remains of the mountain it just ran into at near light speed. The puzuma is rumored to be about the size of a leopard with a rather unique black and white check coat, although those specimens discovered by the Disc’s sages and philosophers have inclined them to declare that in its natural state the puzuma is flat, very thin, and dead.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 23 dic 2013, 22:38

Borges e gli oranghi eterni, di Luis Fernando Verissimo

Comprato perché ha Borges nel titolo (sto cercando di smettere, davvero), trattasi di una piccola storia gialla in cui Borges ha un ruolo da investigatore.
E’ la storia di Vogelstein che da giovane è stato traduttore di un racconto di Borges, un piccolo racconto che però lo stesso Vogelstein non ha affatto apprezzato, arrivando deliberatamente a manipolare il finale della sua traduzione. Da lì, e dallo scontro che ne è seguito, Vogelstein diventa un grande amante di Borges. Così, quando scopre che lo scrittore argentino è ospite ad un convegno su Poe, decide immediatamente di partecipare, ignaro del fatto che diventerà il testimone principale di un assassinio. Un assassinio in camera chiusa, proprio come sarebbe piaciuto a Poe.
Il libro è ammirevole nella sua logica e simmetria. E’ composto per buona parte dalle conversazioni tra Vogelstein e Borges, che, come ci si può attendere, tendono a divagare spesso parlando di altro o mettendo in piedi ipotesi surreali riguardanti l’omicida. Viene infatti chiamata in causa una potente organizzazione che vorrebbe evitare che qualcuno possa, per caso od errore, scrivere il vero nome di Dio. Addirittura più volte Borges indica come colpevole Hastur, il grande antico di lovecraftiana memoria. La reale soluzione è particolarmente ben riuscita in quanto riesce a sfruttare al meglio le più piccole parti di queste conversazioni, arrivando ad un finale non nuovo ma inatteso ma logico, perfetto quindi per il genere.
L’unica cosa che mi è sembrata stonata è, in parte, la rappresentazione di Borges. Mi è parso troppo sicuro di sé e poco umile, mentre nelle sue interviste (e tramite chi lo ha conosciuto) sembrava praticamente incapace a considerare come degno di nota alcuno dei suoi scritti.

[Borges discute dei coltelli]
Ti sovvenne che Palermo, dove eri cresciuto, era un quartiere violento, di bohémien e malviventi. E che nel quartiere c’erano due termini per il pugnale, “el fierro” e “el vaivén”. I due termini indicavano lo stesso oggetto, ma el fierro era la cosa, el vaivén la sua funzione. El fierro stava persino nella mano di un ragazzino esile rinchiuso nella biblioteca di suo padre, el fierro poteva essere una qualunque delle daghe e spade dismesse da tuo nonno o dal tuo bisnonno guerrieri, appese alle pareti della tua casa; ma el vaivén, il pugnale che nella mano andava e veniva, esisteva solo nella tua immaginazione, in un mondo incantato dove si facevano velocemente i conti e i duelli d’onore, a causa di una sconfitta o di una donna, nelle strade oscure che tu non frequentavi, che nessuno scrittore frequentava, salvo che in letteratura.

[origine del titolo]
“L’Orango Eterno di Dee, dotato di una penna resistente, di inchiostro sufficiente e di una superficie infinita, avrebbe finito per scrivere tutti i libri conosciuti, oltre a creare alcune opere originali. Queste ultime, possiamo immaginare, di dubbia qualità. E’ stato pensando al pericolo rappresentato dall’Orango Eterno che Rodolfo II avrà potuto riunire nella sua biblioteca di Praga, intorno al 1585, i rappresentanti delle tre principali filosofie gnostiche: quella apocrifa cristiana, nata da un presunto Secondo Libro di Esdra che non è contenuto nella Bibbia, la Cabala giudaica e una terza corrente, ancora più antica e oscura, che ha origine nelle tavole magiche della biblioteca di Assurbanipal, a cui apparteneva il Necronomicon “inventato”, fra virgolette secondo Johnson, da Lovecraft”.

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