Ultimo libro letto

Non se ne leggono mai troppi!

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 12 ago 2012, 10:22

Le donne di mio padre, di José Eduardo Agualusa

Il secondo libro di Agualusa che leggo, autore angolano, forse da considerarsi anche portoghese e brasiliano, in quanto culturalmente nomade e decisamente poco nazionalista.
L’ambientazione qui si estende dalla sua Angola a tutta l’africa costiera del sud. Il pretesto narrativo (quasi un filo conduttore più che una trama) è il viaggio di Laurentina, anche lei portoghese di origine africana, che alla morte della madre scopre di essere stata adottata. Il suo vero padre è (era, perché uno scherzo del destino lo fa morire immediatamente dopo questa scoperta) Faustino Mansa, inizialmente per Laurentina un esimio sconosciuto. Proprio per scoprire la sua identità, Laurentina decide di recarsi in Angola, insieme con il suo ragazzo, per conoscere la sua famiglia d’origine.
E’ solo l’inizio di un lungo viaggio, però, perché Faustino era un musicista piuttosto famoso e dai molti amori. Sette donne e diciotto figli a lui riconosciuti, sparsi per l’Africa del sud; sono così tanti i nuovi componenti di questa strana famiglia allargata che Laurentina decide di approfittarne per girare un documentario sul suo vero padre (e, di conseguenza, sull’Africa).
Incrociata a questa linea narrativa ce ne è un’altra il cui protagonista è l’autore stesso del libro, il quale, con una compagna, percorre (anticipa) lo stesso tragitto di Laurentina. E’ la storia, probabilmente fittizia quanto veritiera, di come i due arriveranno alla creazione narrativa di Laurentina e delle sue vicende, ispirandosi proprio alla realtà del proprio viaggio. Un livello narrativo doppio, quindi, che ricorda quelli di Calvino.

I personaggi, i luoghi, sono trattati con curiosità e tratteggiati con magia. Le persone sono contemporaneamente folli e perfettamente plausibili, in una umanità così variegata in cui l’uomo “uomo comune”, poco interessante, non può esistere.
La struttura combinatoria del romanzo non lo rende affatto di comprensione banale. Si inizia a leggere ogni capitolo senza sapere chi ne sarà il protagonista, che va spesso scoperto con un processo attivo di deduzione.
Bel romanzo, che corteggia con amore l’idea del meticciato, estendendola anche alla nazionalità (Laurentina è portoghese o angolana? E’ impossibile essere entrambi contemporaneamente?) e, perché no, anche al concetto stesso di famiglia. Famiglia che, c’è da dire, non sempre appare come un rifugio felice però, vittima (forse troppo spesso) di pulsioni e passioni inarrestabili, i cui effetti spesso vanno superati potendo confidare solamente nelle proprie forze.


[Laurentina viene a conoscenza della verità sulla sua nascita]
Mio padre, o meglio, l’uomo che fino a quel pomeriggio io credevo fosse mio padre. Adesso è seduto di fronte a me. Ha un viso asciutto, spigoloso, con gli zigomi sporgenti. I capelli folti, brizzolati, pettinati all’indietro. Deve aver provato la domanda per notti e notti nella solitudine della sua stanza di vedovo:
“Di quante verità è fatta una bugia?”
Rimane un momento in silenzio, lo sguardo perso in un punto dietro di me, quindi aggiunge con enfasi:
“Molte, Laurentina, molte! Una bugia, per funzionare, deve comprendere molte verità”.
Occhi brillanti, umidi. Sorride tristemente:
“Era una buona bugia, la nostra, una bugia che comprendeva molte verità, e tutte felici[...]”



[Mandume, di origini angolane ma nato e cresciuto in Portogallo, ricorda quando si trovò a filmare una manifestazione contro gli immigrati. Lui, che ha sempre saputo di essere portoghese, rimase sconvolto dal fatto che i manifestanti se la presero con lui per il suo colore della pelle]
Sentii che le furie si impossessavano di me [...] Le furie se ne andarono e rimase un’immensa tristezza. Mi sedetti di nuovo e piansi. Maria si sedette accanto a me. Mi asciugò le lacrime con un fazzoletto di carta. Mi disse:
“Ho perso molte battaglie nel corso della vita, alcune delle quali importanti, ma ce n’è una che so che vincerò. E’ come se l’avessi già vinta, sai qual è? La battaglia affinché questo paese torni ad essere, come è stato per secoli, un luogo di incontri e contaminazioni. Quei tipi non li possiamo neanche considerare nemici, sono un errore, un’aberrazione, come un uccello senza ali...”
Risi:
“Un arcobaleno di grigi”.
“Neanche! Un usignolo muto...”
“Una pecora carnivora...”
“Un fadista felice!”
[...]


[Pensieri sull'Africa]
Una volta qualcuno chiese allo scrittore e giornalista polacco Ryszard Kapuscinski cosa lo avesse impressionato di più in Africa. Kapuscinski non esitò: “La luce!”
E’ così: dove alcuni vedono luce altri colgono solo ombre. Quelli che vedono ombre costruiscono muri per proteggersi. Tendono ad essere fanatici costruttori di muri.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 28 dic 2012, 15:11

Quanto sto indieeetro...

Due libri simili, letti a distanza.

“Sta scherzando, Mr. Feynman!”, di Richard P. Feynman

Come descrivere Feynman? Brillante fisico teorico, scienziato del progetto Manhattan, vincitore del premio nobel, innovatore della fisica quantistica, precursore delle nanotecnologie, suonatore di bonghi, scassinatore provetto, e tante altre cose dovremmo aggiungere che questa lista sembrerebbe non finire più.
Di fatto, credo che Feynman possa essere descritto usando solo una parola: curioso. Era mosso da una curiosità incredibile riguardo tutte le cose. Doveva sapere il funzionamento di tutto, dalla fisica alle strane leggi delle relazioni inter personali. La curiosità è la conditio sine qua non della scienza, ma direi anche di una vita interessante e piena.
E la vita di Feynman è un concentrato di attività incredibile.
Questo libro non è propriamente una autobiografia, bensì una collezione di aneddoti della sua vita, raccontati da Feynman stesso ad un suo caro amico artista.
Non trovo molto interesse normalmente nelle autobiografie, ma Feynman è semplicemente trascinante. Ottimo oratore e divulgatore, uomo senza vergogna, talvolta immodesto nel suo approccio alle cose, ma proprio per questo libero dal timore di sbagliare che tanti invece avrebbe fermato.
Dai suoi giorni a Los Alamos, dove per rilassarsi si dedicò allo scassinamento di schedari e casseforti, al Brasile, dove vinse una gara di samba suonando in un gruppo di pescatori la frigideira, alla vita di tutti i giorni, allo studio della fisica nei topless bar, all’impegno per l’insegnamento. In tutto Feynman brilla per carisma e staordinarietà. Dalle difficoltà del suo primo matrimonio (si sposarono che lei aveva una aspettativa di vita di pochi anni) ne uscì forse rafforzato, grazie al motto che sua moglie riuscì ad incidergli dentro, ovvero “cosa ti importa di quel che dice la gente”. E poi la vita successiva, fino a quel nobel che era tentato di rifiutare, per terminare con la commissione d’inchiesta per la tragedia dello shuttle Challenger, fino alla sua idea di un nuovo insegnamento delle scienze.
Dedicato a chi ama la scienza ma anche a chi crede che la scienza possa per qualche motivo togliere “magia” alle cose. Di strambe magie qui ce ne sono in abbondanza!


[John] von Neumann gave me an interesting idea: that you don't have to be responsible for the world that you're in. So I have developed a very powerful sense of social irresponsibility as a result of von Neumann's advice. It's made me a very happy man ever since. But it was von Neumann who put the seed in that grew into my active irresponsibility!

[Dopo essere tornato da Los Alamos alla vita civile, dopo la fabbricazione e il lancio delle prime atomiche]
I returned to civilization shortly after that and went to Cornell to teach, and my first impression was a very strange one. I can't understand it any more, but I felt very strongly then. I sat in a restaurant in New York, for example, and I looked out at the buildings and I began to think, you know, about how much the radius of the Hiroshima bomb damage was and so forth... How far from here was 34th street?... All those buildings, all smashed — and so on. And I would see people building a bridge, or they'd be making a new road, and I thought, they're crazy, they just don't understand, they don't understand. Why are they making new things? It's so useless.
But, fortunately, it's been useless for almost forty years now, hasn't it? So I've been wrong about it being useless making bridges and I'm glad those other people had the sense to go ahead.


[Quando ebbe bisogno di un documento da un amico e, non trovandolo in ufficio, si dilettò a scassinare il suo classificatore per prendersi il documento da solo]
Tornai al primo mobile e provai 27-18-28. Clic! Il classificatore si era aperto (il numero chiave qui è la base dei logaritmi naturali, e=2,71828, la costante più nota in matematica dopo pi greco). C’erano in tutto nove classificatori, e io ne avevo aperto uno, ma il documento che cercavo stava in un altro (i documenti erano classificati in ordine alfabetico per autore). Provai con il secondo: 27-18-28. Clic! La combinazione era la stessa. Incredibile ma vero! Avevo aperto i classificatori che contenevano i segreti della bomba atomica!



Il senso delle cose, di Richard P. Feynman

Feynman, oltre ad essere conosciuto come uno dei migliori fisici di tutto il mondo, era anche un ottimo divulgatore scientifico. Acuto, ironico, in un certo senso il contrario di quello che è lo stereotipo del fisico.
In “il senso delle cose” abbiamo un Feynman che si dedica alla spiegazione di cosa sia la scienza. L’epistemologia però porta sempre con sé, necessariamente, una filosofia più ampia, applicabile all’intera vita. Anche se è evidente che non era il suo scopo, non può evitare di parlare di filosofia della vita, oltre che della scienza. Sempre nel suo stile chiaro, diretto, tremendamente efficace.
Alla fine si tratta di una serie di conferenze piuttosto introduttive, che non scendono mai troppo nel dettaglio. Rimangono comunque molto interessanti, con interessanti accenni anche di politica, con una Russia che lo attirava ma che ancora non riusciva ad accettarlo.
Una lettura consigliata, in poche parole!

Questa libertà di dubitare è fondamentale nella scienza e, credo, in altri campi. C’è voluta una lotta di secoli per conquistarci il diritto al dubbio, all’incertezza: vorrei che non ce ne dimenticassimo e non lasciassimo pian piano cadere la cosa. Come scienziato, conosco il grande pregio di una soddisfacente filosofia dell’ignoranza, e so che una tale filosofia rende possibile il porgresso, frutto della libertà di pensiero. E come scienziato sento la responsabilità di proclamare il valore di questa libertà, e di insegnare che il dubbio non deve essere temuto, ma accolto volentieri in quanto possibilità di nuove potenzialità per gli esseri umani.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 29 dic 2012, 13:21

Ci aggiungo, sempre su Feynman, la graphic novel di Ottaviani & Myrick, edita dalla Bao.

Di fatto si limita a prendere tutte le informazioni dai libri autobiografici di Feynman e metterle insieme, talvolta in maniera anche poco comprensibile a chi non abbia letto la fonte originale dei fatti.

Carino, comunque :)

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 30 dic 2012, 18:05

Gli eretici di Dune e la rifondazione di Dune, di Frank Herbert

Quinto e sesto libro del ciclo di Dune, gli ultimi scritti da Frank Herbert stesso. Li recensisco insieme perché, contrariamente agli altri, sono talmente collegati tra loro che di fatto sono due parti della stessa storia.
Protagonista assoluta dei libri è la Sorellanza Bene Gesserit, mai così profondamente dettagliata. La Sorellanza si ritrova libera dall’Imperatore Dio ma deve affrontare un nuovo pericolo, oltre a capire quale realmente possa essere la propria strada. Come per un qualsiasi costrutto sociale, che sia un’associazione o una religione, convivono in essa due obiettivi: il primo è l’obiettivo per cui tale costrutto sociale è stato definito; il secondo è semplicemente la sua sopravvivenza.
La Sorellanza è sopravvissuta a qualsiasi cosa, a pericoli che avrebbe spazzato via chiunque altro. Questa concentrazione alla sopravvivenza però rischia di far perdere di vista l’obiettivo più profondo delle Bene Gesserit, se ancora ne hanno uno.
Questa riflessione, molto interessante anche da applicare al nostro mondo, e l’arrivo delle Mater Onorate, una specie di versione distorta delle Bene Gesserit, costringono la Sorellanza a ragionare su se stessa e ad arrivare a compiere il loro successivo salto evolutivo.

Come spesso è accaduto nel ciclo, l’azione è tutta compresa nelle ultime pagine del libro, mentre il restante tratta della lunga preparazione e delle relazioni tra i personaggi. Il fatto di essere al quinto e sesto libro si sente decisamente in alcune situazioni, dove i dettagli dell’ambientazione si sono accumulati così tanto durante i precedenti volumi che seguire tutti i ragionamenti storici o sociali è certe volte un po’ difficile. Non che nell’intero ciclo ci si sia mai riposati sugli allori, c’è da dire.

Dune si conferma uno dei miei cicli preferiti di sempre. Il prossimo passo sono i libri sette ed otto, che vanno a chiudere l’arco narrativo nato in questi due libri. Frank Herbert morì prima di poterli scrivere, ma in base ai suoi appunti i figli hanno confezionato l’ultimo capitolo della saga, così come l’aveva immaginata il padre.


[Uno dei tanti precetti ad inizio capitolo]
Limita te stesso all’osservazione, e perderai sempre il motivo della tua vita. L’oggetto può essere esplicitato in questi termini: vivi la vita migliore che puoi. La vita è un gioco di cui puoi imparare le regole se ci salti dentro e lo giochi fino in fondo. Altrimenti, vieni colto impreparato, continuamente sorpreso dalla sua natura mutevole. Coloro che non giocano spesso se ne stanno a piagnucolare e si lamentano d’essere trascurati dalla fortuna. Rifiutano di vedere che loro stessi possono creare buona parte della propria fortuna.

[La discussione circa la conversione di una donna a Reverenda Madre]
“E mi sorvegliereste, se diventassi una Reverenda Madre?”
“Siamo noi stesse a volere i nostri cani da guardia. Saremmo più deboli senza di essi”.
“Sembra oppressivo”.
“Noi non la pensiamo così”.
“Lo trovo ripugnante”. Aveva guardato le lenti luccicanti sul soffitto. “Come quei maledetti vienocchi”.
“Ci prendiamo cura dei nostri, Murbella. Una volta che sei una Bene Gesserit, la manutenzione ti viene assicurata per tutta la vita”.
“Una comoda nicchia”. In tono di scherno.
Odrade aveva replicato con voce calma: “Qualcosa di molto diverso. Vieni sottoposta a una sfida durante tutta la tua vita. Ripaghi la Sorellanza fino ai limiti della tua capacità”.



[Riflessioni sul potere da parte del vertice della Sorellanza]
Era giusto che le sorelle la sorvegliassero attentamente. Tutti i governi avevano bisogno di essere sospettati, durante il loro periodo di potere, compresa la stessa Sorellanza. Non fidatevi di nessun governo! Neppure del mio!
[...]
Era necessaria una costante purga mentale per guardare in faccia il fatto del suo grande potere sulla Sorellanza. Non sono stata io a cercare questo potere. Mi è stato gettato addosso. E pensò ancora: Il potere attira i corruttibili. Sospetta di tutti coloro che lo perseguono. [...]
“Concederemo il potere sulle nostre faccende soltanto a coloro che sono riluttanti a dirigerle, e anche così soltanto a condizioni che vadano ad aumentare la loro riluttanza”.
Una perfetta descrizione del Bene Gesserit!


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 6 gen 2013, 17:04

Il mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo, di Aldous Huxley

Un libro profondamente disturbante, la più inquietante delle distopie che abbia mai letto. Ha diversi punti in comune con Fahrenheit 451, ed è invece in completa opposizione a 1984.
L’anno di scrittura è il 1932, ma come tutta la buona fantascienza avrebbe potuto essere scritto ieri, a parte per una certa arretratezza di alcune conoscenze scientifiche di contorno.

Di cosa parla “il mondo nuovo”? Di una dittatura distopica il cui controllo sulla popolazione non si esplicita nell'infliggere punizioni a chi devia dal comportamento desiderato, bensì nell'infliggere felicità quando si è in armonia con le leggi stabilite.
La felicità come mezzo di controllo. Una felicità superficiale, fasulla, vacua, ma ritenuta importante da chi la vive. Un mezzo di controllo che taglia le gambe a qualsiasi ribellione. Anche in 1984, con la sua terribile oppressione, c’è comunque spazio per la ribellione, per quanto anche solo mentale, segreta. In “il mondo nuovo” invece, chi predica la ribellione si ritrova ad essere completamente solo, e non per paura, ma per la più terribile mancanza di comprensione da parte degli altri, persi nella loro illusione di felicità.

L’idea di base è semplice: la politica è sporca, tutti i politici sono uguali, è inutile dedicarci tempo o pensarci. Ognuno deve essere al suo posto, come è naturale che sia, niente può cambiare. La felicità è un nuovo modello di oggetto tecnologico alla moda. Il consumo è necessario all’economia e alla nostra stessa sopravvivenza. Il capriccio, l’infedeltà, l’orgia è consigliata se non obbligatoria. Chi non è felice può ricorrere alla droga, senza bisogno di dover affrontare la causa della propria infelicità. La droga, sostanza psicotropa libera, viene anzi fornita gratuitamente dal governo.

L’educazione alla "felicità obbligatoria" (o anche "libertà obbligatoria", per dirla alla Gaber) inizia sin dall’embrione: la riproduzione è infatti ritenuta una faccenda troppo delicata per essere lasciata all’iniziativa umana. Il governo se ne è incaricato, in maniera tale da creare ed allevare esattamente il tipo di umano richiesto. Se occorre un minatore è importante che associ il calore, forse persino l'aria viziata, al benessere; quindi l’embrione, e poi il bambino, sarà cresciuto dandogli nutrimento in corrispondenza di un calore più alto del normale, incidendo per sempre in lui la correlazione tra calore e benessere.
Da nati, appena si è in grado di comprendere la lingua, si è soggetti ad una continua ripetizione dei precetti su cui si basa la società, anche (soprattutto) durante la notte. Tale condizionamento è talmente presente da non esserci neanche più bisogno di nasconderlo: è accettato da chiunque, è normale che sia così. E’ normale che chi nasce Beta non possa mai diventare Alfa. D’altronde, anche gli Alfa hanno i loro problemi, ed essere Beta non è poi così male, e nulla potrà mai cambiare a riguardo.

E’ raro che un libro mi lasci così tanto su cui ragionare, un’impressione così forte e duratura. Più del maggiormente quotato 1984, per quanto questi è migliore in stile di scrittura, “un mondo nuovo” riesce perfettamente nel suo intento.

Orwell temeva che ciò che più odiamo ci porterà alla rovina. Huxley temeva invece che ciò che più amiamo ci porterà alla rovina.

Un libro magnifico, anche se non perfetto nella trama, veramente da leggere.



Le primule e i paesaggi, egli fece notare, hanno un grave difetto: sono gratuiti. L’amore per la natura non fa lavorare le fabbriche. Si decise di abolire l’amore della natura, almeno nelle classi inferiori; di abolire l’amore della natura, ma non la tendenza ad adoperare i mezzi di trasporto. Era infatti essenziale che si continuasse ad andare in campagna, anche se la si odiava. Il problema consisteva nel trovare una ragione economicamente migliore della semplice passione per le primule e i paesaggi. Ed è stata trovata.

[il governatore censura un nuovo libro]
“Peccato” pensò, mentre firmava. Era un lavoro da maestro. Ma una volta che si comincia ad ammettere delle spiegazioni d’ordine finalista, non si sa quale possa essere il risultato. E’ questo genere di idee che può facilmente discondizionare gli spiriti più deboli tra le caste superiori, che può far perdere la fede nella felicità come Bene Sovrano e far loro credere, viceversa, che la meta è comunque altrove, in qualche punto al di fuori della presente sfera umana; che il fine della vita non è il mantenimento del benessere, ma qualche intensificazione e raffinamento della coscienza, qualche accrescimento del sapere. Ciò che, si disse il governatore, può benissimo essere vero, ma non ammissibile nelle presenti circostanze. Riprese la penna, e sotto le parole “Non è da pubblicare” tracciò una seconda riga, più grossa e più nera della prima; poi sospirò.
“Come sarebbe bello” riflettè “se non si dovesse pensare alla felicità!”


[il governatore parla al Selvaggio]
“V’aspettate che i Delta sappiano che cos’è la libertà! Ed ora vi aspettate che capiscano Otello! Povero ragazzone!”
Il Selvaggio restò un momento in silenzio. “Nonostante tutto” insistette ostinato “Otello è una bella cosa, Otello vale più dei film odorosi”.
“Certo,” ammise il Governatore “ma questo è il prezzo con cui dobbiamo pagare la stabilità. Bisogna scegliere tra la felicità e ciò che una volta si chiamava la grande arte. Abbiamo sacrificato la grande arte. Ora abbiamo i film odorosi e l’organo profumato”.
“Ma non significano nulla”.
[...]
“Ha ragione lui” disse Helmholtz, triste. “Infatti è idiota. Scrivere quando non si ha nulla da dire...”
“Precisamente. Ma ciò richiede la massima abilità. Si fabbricano le macchine col minimo assoluto di acciaio, e le opere d’arte praticamente con nient’altro che la sensazione pura”.


[come in Fahrenheit 451, la spinta che porta alla distopia viene dal bassp]
Il nostro Ford personalmente fece un grande sforzo per trasferire l’importanza della verità e della bellezza ai comodi e alla felicità. La produzione in massa esigeva questo trasferimento. La felicità universale mantiene in ordine gli ingranaggi; la verità e la bellezza non lo possono. E, beninteso, ogni volta che le masse si impadronivano del potere politico, era la felicità piuttosto che la verità e la bellezza che importava.

[il nocciolo della distopia]
Alla luce delle ultime scoperte sulla condotta animale in genere, e umana in particolare, è chiaro che, a lunga scadenza, il controllo è meno efficace se ricorre al castigo della condotta indesiderata, anziché indurre la condotta desiderata mediante premi; è chiaro che un governo del terrore funziona nel complesso meno bene del governo che, con mezzi non-violenti, manipola l’ambiente e i pensieri e i sentimenti dei singoli, uomini donne e bambini.

L’efficacia della propaganda politica e religiosa non dipende dalle dotrine che si insegnano, ma dai metodi che si usano. Le dottrine possono essere vere o false, sane o perniciose; fa poca differenza, anzi nessuna. Se la dottrina è impartita nel modo giusto e al momento giusto dell’esaurimento nervoso, essa penetra. In condizioni opportune si può convertire in pratica chiunque, a qualunque dottrina si voglia.


[Da "ritorno al mondo nuovo", raccolta di saggi scritti diversi anni dopo il romanzo]
L’educazione alla libertà (e all’amore e all’intelligenza che sono al tempo stesso condizioni e conseguenze della libertà) deve essere, fra l’altro, educazione al retto uso del linguaggio. [...] E invece ai bambini di nessuna parte del mondo si insegna in modo sistematico a distinguere tra affermazioni vere e false, significanti e insignificanti. Perché? Perché gli anziani, anche nei paesi democratici, non vogliono da loro questo tipo di educazione.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 7 gen 2013, 22:46

Il paradosso terrestre, di Marco Presta

Il primo libro del “coniglio” Presta che leggo. Non proprio il suo primo lavoro, quindi, e temo che un po’ si noti.
Si tratta di svariati (ventuno) racconti umoristici, brevi se non brevissimi, sugli umani paradossi. Il punto debole di molti di essi è proprio qui, il paradosso non viene descritto metaforicamente, ma spesso proprio in maniera diretta e precisa, cosa che smorza un po’ le seppur buone capacità umoristiche di Presta.
In questo direi che “la grande attrazione” è l’esempio maggiore, in quanto si tratta di un racconto in cui si vede arrivare in paese un circo la cui attrazione maggiore è un uomo onesto. Il racconto in pratica è tutto qui, non si poggia su quest’idea, è in pratica questa idea.

Ci sono alcuni racconti invece meglio riusciti, anche se comunque certe volte rimane la trama vera e propria rimane un po’ debole.

In definitiva, un libro sufficiente, ma c’è certamente di meglio.

Un po’ di racconti tra i migliori:
Amore virale - un virus fa costantemente innamorare un uomo di tutte le donne che incontra. L’uomo prova a fuggire dalla sua quarantena.
Furia ovina - gli erbivori attaccano gli uomini in maniera reminescente dei film di zombie.
L’uomo del giorno - un parrucchiere che sta facendo la messa in piega ad una ragazza che, poco convinta, deve sposarsi, diventa l’uomo più importante del giorno quando diventa chiaro che è l’unico che ancora non ha votato alle elezioni di quel giorno, per ora ancora totalmente in parità.
Scanna il maestro - un allievo vorrebbe che il maestro avesse il buon senso di morire e lasciargli spazio, prima o poi


L’amo, al di là del più comune buon senso. L’amo come uno scimunito. L’innamorato e l’idiota sono come l’Italia e la Svizzera: confinano. Mi viene da pensare che se l’amore, che garantisce il perpetuarsi della specie, si fonda sulla stupidità, vuol dire che la stupidità vale qualcosa. Da quando conosco Giusy ho fatto pace con la mia idiozia. Se non l’avessi, oggi sarei molto più infelice.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 23 gen 2013, 15:34

Lord of Light, di Roger Zelazny

Comprato a casaccio per mezza sterlina da un negozio di libri usati a Londra, si è rivelato essere uno strano libro a metà tra il fantasy ed il fantascientifico, con interessanti innesti religiosi.
Ottima l'ambientazione: l’umanità, per qualche motivo che non ci interessa, si è sparsa tra le stesse. La nave spaziale “star of India” approda finalmente su un pianeta abitabile, ma popolato da creature native poco ospitali.
In breve, tra le numerose battaglie e le difficoltà di costruirsi una nuova casa, si crea una profonda differenza tra i membri dell’equipaggio con libero accesso a tecnologia e scienza ed i semplici coloni. Questa differenza viene sottolineata dalla tecnologia che consente la reincarnazione di un’anima da un vecchio corpo ad uno nuovo. I privilegiati rimangono così tali, e i meno privilegiati non hanno occasione di salire la scala sociale.
Passano i secoli, e la distanza tra le classi diventa così ampia che i primi diventano conosciuti come dei. Da qui alla formalizzazione di una copia scientifica della religione induista il passo è breve.
E quindi ecco la grandiosità della Trimurti, con Brahma, Vishnu e Shiva, circondati da dozzine di dei e semidei, umani come loro, ma la cui scienza ha donato aspetti e poteri simili a quelli degli dei.
In questo contesto Sam, uno di loro, si ribella all’idea di mantenere questa grande distanza tra le caste. Un uomo solo, per quanto potente al pari degli dei, si schiera quindi contro l’intero Paradiso. E, per ottenere il suo scopo, sceglie di fondare una "nuova" religione, il buddismo, e predicarla, incurante del fatto che è una religione in cui egli stesso non crede.

La lotta tra buddismo e induismo viene quindi riproposta con lo sfondo di un pantheon scientifico futuristico.

Il fascino è tutto nella strana commistione di generi, nella fantasiosa ricostruzione di dei e religioni, in un mondo in cui essi sono ben più reali ed evidenti che nel nostro. Basti pensare alla reincarnazione, praticata da tutti ma gestita dai maestri del karma che assegnano il nuovo corpo in base ad uno scan mentale rivelante tutti i peccati del candidato...

Come nelle migliori tradizioni, però, la bellezza del pantheon è tutta nella sua umanità. Se anche il dio della morte, Yama, può amare, allora tutto può accadere.

Ottimo libro, a metà tra il divertissement e l’opera fantascientifica classica, tutto giocato sui contrasti, soprattutto a livello di linguaggio. Se gli dei fumano le sigarette, è anche vero che spesso si riferiscono ai loro stessi, tecnologici poteri con termini mistici ed arcaici, che però sono solo una sottile copertura della realtà.

Divertente, profondamente fantastico, dai buoni spunti di riflessione. Veramente interessanti i protagonisti, soprattutto Sam, un classico truffatore che spende le sue bugie per il bene degli altri.


[incipi!]
His followers called him Mahasamatman and said he was a god. He preferred to drop the Maha- and the -atman, and called himself Sam. He never claimed to be a god. But then, he never claimed not to be a god. Circumstances being what they were, neither admission could be of any benefit. Silence, though, could.

[Sam in azione]
"For a spur of the moment thing, you came up with a fairly engaging sermon."
"Thanks."
"Do you really believe what you preached?"
Sam laughed. "I'm very gullible when it comes to my own words. I believe everything I say, though I know I'm a liar."


[Yama, il dio della morte, spiega la differenza tra i "demoni" soprannaturali dei miti e i "demoni" contro cui gli dei hanno dovuto lottare, ovvero esseri alieni di pura energia]
Ah, but it makes a great deal of difference, you see. It is the difference between the unknown and the unknowable, between science and fantasy - it is a matter of essence. The four points of the compass be logic, knowledge, wisdom and the unknown. Some do bow in the final direction. Others advance upon it. To bow before the one is to lose sight of the three. I may submit to the unkown, but never to the unknowable. The man who bows in that final direction is either a saint or a fool. I have no use for either.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 31 gen 2013, 23:14

Lo specchio nello specchio, di Michael Ende

Potrei fare la recensione più corta del mondo, usando solo un celebre acronimo inglese. WTF?
Semplicemente, chi si attende qualcosa di anche remotamente simile a “La storia infinita” rimarrà incredibilmente deluso. O stupito. Sicuramente non indifferente.
Michael è figlio di Edgar Ende, pittore surrealista, e diciamo che è tutto suo padre.
Questa collezione di racconti, tutti senza un titolo, hanno in comune un gusto per il gotico ed il surreale. Cattedrali, uomini senza volto, angeli e i loro cacciatori, amori impossibili destinati ad una morte romantica, passioni sfrenate, assurdità senza senso, tutte immagini forti volte a colpire il più possibile. Se il significante è diretto, brutale, il significato è spesso sommesso, indiretto. Alcuni racconti sono facilmente comprensibili, al termine di altri invece si rimane con un senso di incompletezza, come dopo aver visto solo un frammento di una dettagliata pittura senza che si sappia di cosa tratta.
Un libro inatteso, talvolta difficile da leggere, ma sempre capace di destare emozioni. Ci si ritrova qualcosa del gusto de La Storia Infinita, alcune tracce comuni che però qui si trovano in maniera estremizzata, lievemente familiare, e forse per questo ancora più inquietante.
Se il surrealismo mi attira, questa sua "deriva" maggiormente gotica è meno nelle mie corde, ma non posso certo dire che il libro di per sé non sia interessante. Magari, però, compratelo sapendo a cosa andate incontro!

“Però lo hai trovato, il paradiso”, sussurra la puttana, mentre continua a frugare tra i suoi capelli. “Ti hanno lasciato entrare, vero?”
L’uomo si solleva a sedere così di scatto che la femmina grigia si ritrae spaventata; la sua voce però è fredda e indifferente come prima. “In mezzo all’universo”, dice dentro lo sguardo grande del bambino, “c’è un muro di cinta di impenetrabile gravità. Sopra la porta è scolpita la parola: ‘Eden’. Toccai le sbarre del cancello ed esse mi si sgretolarono fra le mani riducendosi in un mucchietto di ruggine e putridume. Entrai e mi vidi davanti una sterminata distesa di cenere e scorie, al cui centro si levava un gigantesco albero pietrificato che ghermiva con i suoi rami il cielo nero. E mentre stavo ancora lì a guardare, sentii muoversi qualcosa accanto a me, e da un buco nero nella terra strisciò fuori un essere come un enorme ragno. Potei solo notare che era terribilmente rinsecchito e terribilmente vecchio, e strascicava dietro di sé un paio di ali imponenti. Quell’essere arrancava verso di me gridando senza posa: ‘Tornate! Tornate, figli dell’uomo!’ E intanto si strappava manciate di piume e me le gettava contro. Io indietreggiai, allora prese a strillare e a ridere e urlò ancora: ‘Non c’è più nessuno all’infuori di me! Sono solo, solo, solo!’ Allora sono fuggito, non so come né dove, se per un’ora o per mille anni.”



“Che cos’è questa?” gridò voltandosi indietro, “voglio dire, come si chiama questa stazione?”
“Stazione intermedia”, rispose lei.[...]
Anche per lei? Io sono qui infatti solo di passaggio, grazie a Dio! Devo soltanto prendere la coincidenza”.
“E’ quello che pensano tutti”, replicò la donna, “lo pensavo anch’io. Ma la stazione intermedia è la stazione terminale...[...]”


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 16 feb 2013, 18:47

Lo zen nell'arte della scrittura, di Ray Bradbury

Il libro è una semplice raccolta di riflessioni di Bradbury sulla scrittura, o meglio, sul modo in cui ha sempre scritto. Un modo che, alla fine di un percorso di sperimentazione durato anni, Bradbury definisce appunto come zen.
Zen nel senso dell'unione tra il lavoro più duro e la spontaneità più profonda. Bradbury ha seguito sempre due "semplici" regole: scrivere ogni giorno almeno un migliaio di parole, e scrivere sempre di quel che si vuole, delle impressioni più profonde accumulatesi negli anni, della propria esperienza, del proprio subconscio.
Più che un manuale, le cui regole principali pur ripetute e declinate sono alquanto immediate, si tratta di un atto d'amore verso la scrittura. Bradbury ci rende partecipi del suo processo creativo, della prima volta che ha scritto un buon racconto, del motivo per cui continua a scrivere e del motivo per cui l'ha sempre fatto.

Un libricino di interesse forse più per gli amanti di Bradbury che per chi fosse alla ricerca di consigli di scrittura. Anche se, c'è da dire, quando il consiglio principale è "divertitevi sempre in quel che fate", è quantomeno indice che come manuale di scrittura può comunque dire la sua!


Quel che il Subconscio è per ogni altro essere umano, nel suo aspetto creativo diviene, per gli scrittori, la Musa. Sono due nomi per una sola cosa. Ma in qualsiasi modo lo chiamiamo, questo è il nucleo dell'individuo che fingiamo di esaltare, al quale erigiamo templi, e al quale accordiamo un rispetto non sincero, nella nostra società democratica. Qui c'è la sostanza dell'originalità. Perché è nella totalità dell'esperienza che ha vissuto, memorizzato e dimenticato, che ogni uomo è veramente diverso da tutti gli altri.

[sulle "coincidenze" nate dal suo modo di scrivere, riguardo a Fahreneith 451]
Una scoperta tarda. Ho scritto tutti i miei romanzi e le mie storie, come avete visto, in un crescendo di amorevole passione. Solo recentemente, dando un'occhiata al romanzo, mi sono accorto che Montag prende il suo nome da una fabbrica di carta. E Faber, naturalmente, è un produttore di matite! Che cosa sottile, il mio subconscio, per chiamarli così!
E senza dirmelo!


[sulla scoperta del genere fantascientifico nei campus universitari]
"Che roba è" chiese il professore con sospetto.
"Lo provi. E' roba buona" dissero gli studenti.
"No grazie".
"Lo provi" dissero gli studenti. "Legga la prima pagina. Se non le piace, si fermi". E gli studenti, furbi, si girarono e andarono via.
I professori (e, più tardi, i bibliotecari), rimandarono la lettura, tennero il libro in casa per qualche settimana e poi, una notte, tardi, provarono il primo paragrafo.
E la bomba scoppiò.
Non lessero solo il primo, ma anche il secondo paragrafo, la seconda e la terza pagina, il quarto e il quinto capitolo.
"Dio mio!", gridarono, quasi all'unisono. "C'è qualcosa in questi maledetti libri!"
"Buon Dio!" gridarono, leggendo un secondo libro, "Ci sono delle idee, qui!"
"Santa polenta!" balbettarono, mentre leggevano Clarke, davano un'occhiata a Heinlein, emergevano da Sturgeon, "questi libri sono, parola orribile, pertinenti!"
"Sì" gridò il coro dei ragazzi in cortile "Oh, sì"

[le sue tre regole]
Adesso, mentre vi ho qui sotto il mio palcoscenico, che parole posso issare, dipinte di rosso a lettere di dieci piedi?
LAVORO.
Questa è la prima.
RILASSAMENTO.
Questa è la seconda. Ed è seguita da due parole conclusive:
NON PENSATE!


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 19 feb 2013, 21:20

Il fiume della vita, di Philip José Farmer

Diversi anni fa, incappai nell’incipit di questo ciclo di Farmer. Mi conquistò immediatamente, ma i libri erano introvabili in italiano. Stavo giusto per prenderli in inglese, quando finalmente scopro che sono stati ristampati (e ben diffusi!) proprio quest’estate.
Il motivo per cui l’incipit mi conquistò immediatamente credo possa essere evidente nell’incipit stesso: tutte le persone che abbiano mai vissuto sulla Terra si risvegliano su di un nuovo mondo, con al centro un fiume. L’ultima cosa che ricordano è la loro morte, ma i loro corpi sono al più trentenni. Uomini preistorici, dell’antica Roma, del medioevo, dell’era moderna e persino del futuro, tutti a convivere con questa strana resurrezione e le proprie diverse culture.
In tutto questo Burton, esploratore, letterato e originale traduttore per l’occidente de “le mille e una notte”, quindi personaggio storico, inizia il suo viaggio. Lui che cercò le sorgenti del Nilo, non potrà resistere a lungo alla tentazione di ripetere questa impresa in un mondo che è composto da un unico fiume.
L’incipit è straordinario, il dubbio era solo se la trama seguente reggesse le aspettative. Il problema dei misteri è che alla fine devono pur essere svelati, e qualche volta il piacere dell’incerto e delle sue supposizioni è maggiore del piacere della rivelazione.
Farmer però sa il fatto suo, e pur se spiega molto in questo primo libro, lo fa con intelligenza, facendo susseguire un nuovo mistero alla scoperta del precedente.
L’interesse principale del libro risiede comunque nei personaggi che si incontrano, talmente diversi e variegati, talvolta storici anche di una certa rilevanza, anche se spesso descritti in maniera poco accurata.
Lo stile di scrittura di Farmer, infatti, è succinto al limite dell’irritante. Da un certo punto di vista è un bene, perché scrittori più prolissi non sarebbero forse mai riusciti ad uscire dal complicato preambolo. Un po’ disturba, però, la scarsità delle informazioni che Farmer lascia per il lettore. Certe volte ci si deve rassegnare ad attendere per soddisfare la propria curiosità su questioni anche centrali ma che forse saranno risolte successivamente.
Un po’ come in Heinlein, quindi, il punto focale è sulla trama e sulle interazioni più che, strano a dirsi, sui personaggi. C’è anche da dire però che Burton invece, in quanto protagonista, ha un certo approfondimento che lo rende piuttosto interessante, anche non nascondendo i difetti che certamente anche il personaggio storico aveva.
Un’opera ben interessante, quindi, anche se per certi versi poco più che introduttiva di questo mondo fiume così complesso e assurdo. Un giudizio più netto arriverà non prima della conclusione del secondo libro.

[La storia del mondo arriva anche a quello che (allora) era il futuro]
- Milioni di persone morivano per carestia, perfino gli Stati Uniti avevano applicato un severo razionamento, e l'inquinamento dell'acqua, della terra, dell'aria, ne stava uccidendo altri milioni. Gli scienziati dicevano che entro dieci anni l'ossigeno della Terra si sarebbe ridotto a metà perché il fitoplancton degli oceani, che come lei sa produceva appunto metà dell'ossigeno del pianeta, stava morendo. Gli oceani erano inquinati.
- Gli oceani?
- Non mi crede? Beh, lei è morto nel 1890, perchiò le può essere difficile crederlo. Ma nel 1968 alcuni predissero esattamente quello che avvenne nel 2008.[...]


[Burton parte per la nuova avventura]
- Sulla Terra, come forse alcuni di voi sanno, una volta guidai una spedizione nel cuore dell'Africa nera per scoprire le sorgenti del Nilo. Non le trovai, benché fossi arrivato a poca distanza [...] Ma il fatto è che il Fiume è assai più grande di qualunque Nilo [...]. Alcuni di voi hanno chiesto perché dovremmo partire per una meta che non sappiamo neppure quanto sia lontana, o che potrebbe addirittura non esistere. Io vi rispondo che stiamo salpando perché l'Ignoto è là e vorremmo farlo diventare Noto. E su questo mondo, contrariamente a quanto si usava durante la nostra triste e frustrante esperienza sulla Terra, non occorre danero per l'attrezzatura o per il viaggio. Il Re Denaro è morto. Riposi in pace! [...] Per la prima volta nella storia dell'uomo siamo liberi. Liberi! E vi diciamo addio.[...]
Frigate recitò:
Fa' ciò che il tuo coraggio t'induce a fare,
e non attenderti applausi se non da te stesso;
vive e muore nel modo più nobile colui che si fa da sé
le proprie leggi.

[dal poema di Burton, La Kasidah di Haji Abdu Al-Yazdi]


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 22 feb 2013, 10:57

La ballata del re di denari, di Yuri Herrera

Il luogo è il Messico, anche se sembra il paese lontano lontano delle fiabe.
Lupo è un cantante che passa la sua vita nelle cantine bar ad intrattenere la gente semplice come lui. E’ bravo, riesce a tradurre con efficacia le persone che incontra in canzoni. In quei posti che frequenta, però, non può permettersi di avere altra speranza che qualche soldo di mancia.
Capita che la sua vita si incroci con quella di un Re. Lupo viene conquistato dal potere che sprigiona dal Re e riesce a farsi accettare come il suo Artista di Corte. Una Corte enorme, ricca di denaro e di uomini, ricca di donne disponibili, di liquori e vini, di cortigiani di tutti i tipi: il Giornalista, l’Erede, la Strega, la Bimba...
Sembra una favola, ma non lo è. Il Re è un narcotrafficante. Il suo denaro viene dalla morte che vende, il suo potere dalla sofferenza che impone ad altri. L’Artista canta la Corte come fosse quella di un Re giusto, che in fondo vende droga solo perché c’è qualcuno che la vuole e comunque la comprerebbe da qualcun altro, ed è l’unico che possa aiutare realmente la gente povera come l’Artista.
E l’Artista canta del Re, finché il sogno non si infrange, la fiaba finisce, il Re diventa un piccolo uomo e l’Artista torna un semplice Lupo.

Falsamente semplice, scorrevole e rapido come una ballata, la scrittura comune a quella di una fiaba. L’esordio di questo autore mostra quella che è la vita nel Messico dei narcotrafficanti, nella loro società ricca e capitalista all’interno di una dimensione ben più vasta e povera. Racconta, infine, come anche se lo sguardo può essere per un istante ingannato dai finti splendori e ricchezze, a (questo?) potere non può che accompagnarsi il dolore.

[Lupo scrive la sua prima canzone per il Re]
Non era una storia nuova, ma non l’aveva mai cantata nessuno. Era riuscito a comporla dopo tanto penare e l’aveva scritta solo per dedicarla al Re. Parlava dei suoi attributi e del suo cuore, messi alla prova sotto una pioggia di piombo, e con un lieto fine non soltanto per il Re ma anche per i poveracci che lui proteggeva sempre. [...] Cantò quella storia con la fede con cui si cantano gli inni e con l’ardore dei proclami, ma, soprattutto, la rese orecchiabile, affinché la gente la imparasse con i fianchi e le gambe e potesse poi ripeterla.

[Il Gioielliere parla con l'Artista]
“Noi serviamo a questo” disse il Gioielliere, “a dargli potere. Presi da soli, cosa varrebbe mai ciascuno di noi? Niente. Ma qui siamo forti, con lui, con il suo sangue... E che nessuno si illuda di poter togliere nulla al Signore!”

[Lupo osserva il mondo delle cantine]
Si lasciò cullare dalle chiacchiere intime delle ragazze che ballavano a pagamento e si confidavano tra un brano e l’altro, osservò i clienti, che si distinguevano dai soliti ubriaconi con gesti affabili: Mi concede questo ballo? E ascoltò con particolare interesse le storie veraci di gioie e dolori degli uomini comuni:
Del migrante che gli sbirri avevano ributtato da questo lato della frontiera e neppure qui riceveva una buona accoglienza, gli ordinavano di cantare l’inno nazionale, di spiegare cos'è un molcajete, come si prepara il pipiàn, per vedere se aveva davvero il diritto di restare da questa parte; per l’agitazione si era scordato tutto e alla fine lo deportavano anche da qui. [...] O del ragazzino che simulava il proprio sequestro per spillare soldi ai genitori, che in tutta sincerità rispondevano: Sa una cosa? Quell’essere inutile non lo sopportiamo più, perché non lo fa fuori e noi le diamo la metà di quello che ci chiede? E lui, con il cuore spezzato, diceva di sì, prendeva i soldi, se li sparava in bevute e poi rispettava la sua parte dell’accordo.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 1 mar 2013, 22:54

Le mie invenzioni, di Nikola Tesla

Il fatto che Tesla non fosse completamente normale, come spesso sembra accadere ai grandi geni, era un fatto noto. Che fosse così vicino alla follia tutto sommato è una nozione nuova.
Leggendo la sua autobiografia sembra di leggere il Barone di Munchausen in versione scientifica; poco importa che tra le imprese millantate stavolta ce ne siano di ben reali.
Tesla, visionario sin da piccolo nel vero senso della parola, ossessivo-compulsivo, sinestetico, ha scarso interesse per le zone grigie. In qualche modo, tende sempre all'assoluto, all'iperbole, nel lavoro come nella vita. Rigoroso oltre ogni dire, aveva delle abitudini di vita che nulla avrebbe potuto scalfire, tant'è che, per esempio, afferma con orgoglio di aver mantenuto un peso assolutamente costante all'etto all'interno di tutta la sua vita adulta. Una sostenuta dose di attività fisica, una colazione, e poi orari di lavoro massacranti, tanto che riferisce che al termine del suo primo anno di università il padre ricevette una lettera dal rettore che lo consigliava di ritirare il ragazzo prima che, data la mole di lavoro a cui si sottoponeva giornalmente, perisse di fatica.
E poi la passione per le scoperte, dai tentativi adolescenziali di scoprire il moto perpetuo a tentativi non meno eccezionali dell'età adulta.
Tesla ritiene che le sue invenzioni possano portare benessere e pace nel mondo, in maniera assoluta, ma in ogni caso vi lavora per la gioia che prova nello scoprire qualcosa.
Una mente capace di ricordare ogni cosa, di dettagliare progetti complicati senza bisogno di alcun supporto cartaceo, di mantenere una concentrazione assoluta per lunghi periodi di tempo, salvo ogni tanto spengersi improvvisamente per un sovraccarico di lavoro, per poi riniziare dopo magari un'ora di sonno vigile. La sua storia è incredibile, ed in alcune parti semplicemente non si può fare a meno di dubitare di quel che dice. D'altronde parla di invenzioni ancora non compiute come se fossero state presenti in quello stesso momento davanti a lui, a funzionare esattamente come da suo progetto. Il tutto unito ad una personalità forse rigida, poco propensa all'umorismo, ma certamente conscia del proprio valore, fiduciosa anzi all'eccesso delle proprie possibilità.
Un uomo strano, un genio visionario, un inventore straordinario. Una lettura interessante di una figura poco conosciuta, offuscata dall'Edison contemporaneo che, più imprenditore che inventore, riusciva a meglio imporsi nella comunità.
Consigliato a tutti gli amanti della scienza.

[il determinismo di Tesla]
Nel tempo compresi perfettamente che ero semplicemente un automata dotato di capacità di movimento, che reagiva agli stimoli degli organi di senso e che pensava e agiva semplicemente come conseguenza di quegli stimoli.

[alcune delle nevrosi di Tesla]
Per esempio avevo una violenta avversione verso tutti gli orecchini femminili [...] La vista di una perla mi faceva quasi avere una crisi [...] Non ero in grado di toccare i capelli di un'altra persona, a meno che non vi fossi costretto con una pistola puntata alla testa. Mi veniva la febbre se guardavo una pesca [...] Quando lascio cadere piccoli quadrati di carta in un piatto riempito di un liquido, avverto sempre un sapore particolare e orrendo in bocca. Ho contato tutti i gradini che ho percorso e ho calcolato il volume contenuto in tutti i piatti da minestra e nelle tazzine da caffè, oltre a quello delle porzioni di cibo[...] Oltretutto tutti questi atti ripetuti e operazioni che eseguivo dovevano essere sempre divisibili per tre, e se questo non accadeva mi sentivo spinto a ricalcolare tutto di nuovo, anche se questo mi richiedeva molte ore.

[una delle previsioni di Tesla]
Se per caso riuscissimo a rilasciare l'energia dall'atomo - oppure a scoprire altre possibilità di sviluppare energia economica senza limiti e disponibile in ogni luogo della Terra - tale risultato, anziché rappresentare una fortuna, potrebbe condurre alla rovina del genere umano, originando scompensi e anarchia, cosa che alla fine comporterebbe l'inevitabile insediamento di un odiato regime dittatoriale.
Il vero beneficio proverrebbe dai miglioramenti tecnici tendenti all'unificazione e all'armonia e il mio trasmettitore senza fili rispecchia proprio tali obiettivi.


[idem]
La guerra non potrà essere evitata fino a quando non sarà rimossa la causa fisica del suo continuo ripetersi, rappresentata in ultima analisi dalla sconfinata estensione del pianeta su cui viviamo.
Solo attraverso l'eliminazione delle distanze in tutti i loro aspetti, cioè nela trasmissione di informazioni, nel trasporto di passeggeri, nell'alimentazione e nella libera trasmissione di energia, le condizioni per una migliore convivenza saranno apportate entro breve tempo, assicurando così stabili rapporti d'amicizia.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 5 mar 2013, 10:14

Fantomas contro i vampiri multinazionali, di Julio Cortazar

Cortazar è sempre stato uno scrittore dal forte impegno sociale, sia che riguardasse la sua terra natale, l’Argentina, o il resto del mondo.
Venne quindi chiamato a far parte del Tribunale Russell, organismo internazionale che si pose l’obiettivo di analizzare e giudicare i crimini internazionali di guerra, partendo dalla guerra nel Vietnam e passando ai moti rivoluzionari e i colpi di stato che avvenivano in quegli anni in Sud America. Da tale Tribunale, nascerà poi il Tribunale Permanente dei Popoli, ancora oggi attivo.
Il Tribunale arrivò a formulare pesanti condanne internazionali, alcune delle quali coinvolsero persino il Presidente degli Stati Uniti. Le sue condanne, però, mancavano di alcun reale potere di infliggere sanzioni o di agire in qualsiasi modo su chi veniva condannato.
Le pubblicazioni delle condanne erano comunque un atto politico rilevante, in quanto ebbero una grande eco e misero a contatto il pubblico con delle realtà altrimenti poco conosciute.
Cortazar, al termine del suo lavoro per il tribunale del Sud America, non era però ancora soddisfatto del risultato. Certo, avevano pubblicato la condanna delle maggiori dittature sudamericane e dei loro ignobili metodi, ma che senso aveva se poi queste dittature erano in grado di schermare o di manipolare le informazioni che giungevano nei propri paesi? Avrebbero mai saputo gli argentini che all’estero si parlava dei loro diritti?
Cortazar decise di scrivere un libro a riguardo, e lo fece in parte travestendolo da fumetto, al fine di evitare almeno parte dell’inevitabile censura. Ispirandosi a Fantomas, un supereroe di rilevante fama in Messico e Sud America, scrisse questa strana avventura, estremamente meta-letteraria.
Il protagonista è proprio Cortazar intento a tornare a Parigi, avendo concluso i lavori del tribunale. Per distrarsi dalle atrocità a cui ha indirettamente assistito, decide di comprarsi un giornale, ma all’edicola sono presenti solo riviste messicane, per qualche inspiegabile motivo.
Cortazar compra quindi questo stesso libro in cui egli appare come protagonista ed inizia a leggerlo in treno. Presto le realtà si fondono ulteriormente: il libro-fumetto comprato al posto del giornale agisce veramente come un giornale, alterando la realtà in base a quello che Cortazar vi legge. E’ solo questione di tempo, quindi, prima che Cortazar incontri di persona Fantomas.
L’incubo fittizio, la scomparsa di tutti i libri del mondo, è differente da quello reale, la scomparsa della libertà di tanti popoli. Però i colpevoli sono gli stessi, così come sono le stesse le modalità per combatterli. Fantomas stesso non può nulla, intento a combattere contro i suoi cattivi da fumetto e non contro i reali mandanti. Impegno, questo, che spetta agli intellettuali, sì, ma anche a tutto il resto dell’umanità, che può fare sua questa crociata anche solo diffondendone lo spirito.
E così, il racconto-fumetto, dove vignette, collage, foto e disegni formano un tutt’uno con il testo, diventa un efficace strumento di propaganda di una verità troppo spesso taciuta.
A Cortazar si può rimproverare, forse, di non essersi adattato fino in fondo ai lettori a cui mirava. L’opera infatti rimane comunque profondamente letteraria, forse poco comprensibile per un sudamericano appositamente tenuto lontano dalla cultura da un regime che nella cultura vede uno dei propri principali nemici. C’è da dire, però, che il risultato è comunque straordinario. Con rapidità si passa dall’umoristico, al tragico, al sublime. La sperimentazione è totale, nella forma e negli intenti.
Un libro appassionante che parla di cose che nessuno dovrebbe mai scordare.

[Cortazar è di ritorno dal Tribunale ormai concluso, ma non riesce a scordare le cose a cui ha assistito]
Come un simbolo che ormai nessuno più nominava, l’ombra insanguinata dello Stadio Nazionale di Santiago del Cile; il narratore aveva l’impressione di ascoltare di nuovo le voci che andavano sommandosi nel corso del tempo e dei paesi: la voce di Carmen Castillo che raccontava d’innanzi al Tribunale la morte di Miguel Enriquez, la voce dei giovani indios colombiani che denunciavano l’implacabile distruzione della loro razza, la voce di Pedro Vuskovic che presentava un atto di accusa chiedendo la condanna del governo nordamericano[...]
Di tanto in tanto, con una specie di ostinata ricorsività, qualcuno si alzava per fornire la propria testimonianza sulle morti e sulla tortura, un cileno che mostrava le tecniche impiegate dai militari, un argenti, un uruguayano, la ripetizione del susseguirsi di inferni, la presenza infinita del medesimo stupro, del medesimo secchio di escrementi in cui immergere la faccia del prigioniero, della medesima scarica elettrica sulla pelle, della medesima tenaglia sulle unghie. E quando si usciva da tutto questo (dalla rappresentazione mentale di tutto questo, poteva correggere il narratore) si entrava di nuovo nell’ambito personale [...], una mera rappresentazione mentale della vita se tutto quello si poteva cancellare sbattendo le palpebre e cambiando discorso. “Non si cancella”, pensò il narratore, “a me in ogni caso non mi si cancella”[...]


[Alberto Moravia parla con Cortazar della sparizione di tutti i libri, citando anche il tribunale]
- La sentenza del tribunale è su tutti i giornali, l’ho letta dopo aver parlato con Susan. E, detto per inciso, va benissimo, finalmente certe cose vengono chiamate col loro vero nome. Ma [bestemmia in italiano nell’originale], i miei libri!!
- Dai, in fondo sono spariti anche quelli brutti - gli dissi per consolarlo.
- Ma vaffanculo - disse Moravia, riattaccando con la rapidità di un’aquila.


[Fantomas parla a Cortazar, cercando una linea di azione]
- [...] E’ per questo che voglio capire meglio che cosa avete combinato voialtri intelligentoni al Tribunale Russell, perché secondo Susan la cosa sta tutta lì.
- Vatti a vedere l’appendice e troverai tutto quello che ti serve - disse il narratore mostrando proprio le pagine finali di questo medesimo volume. - Se vuoi una sintesi, te la faccio in tre parole: le società multinazionali.


[Cortazar parla con Susan Sontag]
- [...]se riuscissimo a farlo, se potessimo far fronte ai vampiri e alle piovre che ci soffocano, se avessimo un capo, un...
- No, Julio, non aggiungere “Fantomas” o qualsiasi altro nome ti venga in mente. E’ ovvio che abbiamo bisogno di capi, è naturale che vengano fuori e che si impongano; però l’errore (ma era realmente Susan a parlare? Altre voci ora si mescolavano all’interno del telefono, frasi in lingue e accenti diversi, uomini e donne che parlavano da vicino e da lontano), l’errore sta nel presupporre il leader, Julio, nel non muovere un dito senza la presenza di un leader, nell’aspettare seduti che appaia e ci metta insieme e ci dica cosa dobbiamo fare, e ci metta in marcia. [...]
- Susan, i nostri popoli sono alienati, male informati, sistematicamente ingannati, mutilati di quella realtà che solo in pochi conoscono.
- Sì, Julio, ma tutto questo si sa anche in altri modi, si sa per via del lavoro, o della mancanza di lavoro, si sa dal prezzo delle patate, dal ragazzo ammazzato dietro l’angolo[...]. Tutto questo lo sappiamo perfino dal canto degli uccelli, dalle risate dei bambini, o mentre facciamo l’amore. [...] però siamo deboli o disorientati, oppure ci hanno fatto il lavaggio del cervello e allora crediamo che in fondo non ci vada poi tanto male semplicemente per il fatto che ancora non ci stanno buttando giù la casa o che non ci hanno ancora ammazzato a calci...


[Parte della sentenza del Tribunale Russell]
Il tribunale Russell condanna le persone e le autorità che hanno preso il potere con la forza e che lo esercitano disprezzando i diritti dei popoli.
Condanna per questa imputazione le persone che esercitano attualmente il potere in Brasile, Cile, Bolivia, Uruguay, Guatemala, Haiti, Paraguay e Repubblica Dominicana.
[...] Condanna i governi degli Stati che alimentano tali azioni;
Condanna per questo motivo i Presidenti Nixon e Fortd, i governanti degli Stati Uniti d’America e in special modo il signor Henry Kissinger, la cui responsabilità nel golpe fascista del Cile risulta evidente al Tribunale, in base ai documenti pubblicati negli Stati Uniti d’America.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 20 mar 2013, 15:59

Alle sorgenti del fiume, di Philip José Farmer

Secondo libro del ciclo del mondo Fiume. Farmer si conferma un abile scrittore, evitando il più possibile le trappole di una ambientazione basata su un grande mistero. Per ora la saga quindi procede per bene, in attesa dei successivi libri che sono nettamente più corposi e quindi decisamente più a "rischio".
Anche questo libro, come il precedente, nasce in origine come due racconti lunghi. Forse per questo anche qui la velocità degli avvenimenti è molto alta, sempre un po’ a scapito dell’approfondimento.
Farmer decide di cambiare del tutto le carte in tavola. Là dove Burton era tremendamente istintivo nella sua ricerca delle sorgenti del Fiume, il nuovo protagonista, Samuel Clemens, ha decisamente un approccio diverso. Aiutato da entità esterne, il suo agire è molto più ragionato, in base alle necessità e alle nuove possibilità di questa nuova eterna vita. Rimanendo l'obiettivo di giungere alle sorgenti del Fiume, Sam decide di non imbarcarsi in precarie condizioni, bensì prima procedere ad un rapido avanzamento tecnologico. Lo scopo è quello di giungere il più presto possibile ad una imbarcazione che possa, senza mai fermarsi, percorrere i milioni di km che plausibilmente mancano alle sorgenti del Fiume. E’, quindi, un progetto da spendersi su decine di anni.
E’ interessante vedere l’ingegno umano applicarsi a questa nuova ambientazione, differente in alcune sostanziali differenze.
Si può fare qualche appunto al libro: in primis è evidentemente di transizione, andando a preparare i libri successivi. Inoltre, la rappresentazione del protagonista è forse più lontana dalle nostre aspettative: nonostante più volte Sam (il cui pseudonimo da scrittore era Mark Twain) venga ricordato come il più grande umorista dei suoi tempi, nel mondo Fiume ha perso gran parte della sua verve, discostandosi parecchio dal personaggio che invece ci si attendeva.
Ciclo comunque ancora interessante, in attesa delle prossime evoluzioni.

[Sam parla con qualcuno di cui non si può fare il nome]
- Accidenti a te e a tutti quelli della tua razza! - gridò Sam. - Perché non avete lasciato le cose come stavano sulla Terra? Avevamo raggiunto per sempre la pace della morte. Niente più dolore e angoscia, niente più tribolazioni e crepacuori a non finire. Tutto questo ce l’eravamo lasciato alle spalle. Eravamo liberi, liberi dalle catene della carne. Ma voi ce le avete ridate, impedendoci poi di procurarci la morte da noi stessi. Avete messo la morte al di fuori della nostra portata. E’ come se ci avesti ficcati per sempre nell’inferno!

[Interessanti implicazioni sociologiche della regione, dal racconto riguardante un futuro regnante nero]
“Fu resuscitato in questa regione, e si convinse che le uniche nazioni felici lungo il Fiume potevano essere quelle composte di abitanti con lo stesso colore della pelle e gli stessi gusti, e dello stesso periodo terrestre. Qualunque altra combinazione non avrebbe potuto funzionare. Qui la gente non può cambiare. Sulla Terra, Hacking poteva anche credere nel progresso, perché i giovani avevano una mentalità malleabile. I vecchi sarebbero morti, e i figli dei giovani bianchi sarebbero stati più liberi dai pregiudizi razziali. Ma qui una cosa del genere non può accadere. Ogni uomo ha le proprie convinzioni incrollabili [...]”

[Il determinismo di Sam]
[...] - Perché non posso evitarlo - rispose Sam - Perché quando il primo atomo di questo universo ha cozzato contro il secondo atomo, è stato decretato il mio destino e predeterminato ogni mio atto e pensieri.[...]
Ciò che a Sam dava più fastidio era il commento di Joe secondo cui la sua convinzione sul determinismo era solo un tentativo di scusare la sua colpa dandole una parvenza logica. Colpa di cosa? Colpa di quasi tutto il male capitato a quelli che lui amava.
Ma era un labirinto filosofico che terminava in una palude. Credeva nel determinismo meccanico perché non voleva sentirsi in colpa, anche se non avrebbe dovuto, perché nell’universo meccanico era stato prestabilito che lui dovesse sentirsi in colpa?
Joe aveva ragione. Non serviva a nulla stare a pensarci. Ma se il modo di ragionare di ciascuno era stato stabilito dall’urto dei primi due atomi, come avrebbe potuto fare a meno di pensarci dal momento che lui era Samuel Langhorne Clemens, soprannominato Mark Twain?


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 11 mag 2013, 14:10

Il rubino di fumo, di Philip Pullman

Ammetto subito una cosa: ho comprato questo libro in offerta dal Kindle con l’obiettivo primario di testare il lettore e-book, anche se ovviamente ha contato anche la fama dell’autore, da me non ancora affrontato.
Ho scoperto quindi dopo l’acquisto che si trattava del primo libro di una serie per ragazzi che già conoscevo per nome, ovvero la serie di Sally Lockhart. Non che per me sia un problema, mi piace leggere anche libri per ragazzi, se ben fatti (il pensiero corre a “Gifts” della Le Guin, o a “Piratica” di Tanith Lee).
Due note di ambientazione: Sally vive nella Londra vittoriana del 1872, cupa, nebbiosa e sporca ma in transizione verso una nuova modernità. Ha sedici anni, mentre ci si attende che i suoi lettori abbiano dai dodici anni in su. E’ una protagonista particolare, in quanto ha abilità all’apparenza ben poco femminili, quali sparare e tenere la contabilità.
Lo stile è rapido, essenziale, poco descrittivo ma con un’atmosfera molto curata. La trama, pur presentando alcuni passaggi dalla logica incerta (o quantomeno dal sapore sovrannaturale, onirico), è assolutamente solida ed interessante, con un finale piuttosto aperto che strizza l’occhio ai libri successivi. Alcuni personaggi, pure se non tremendamente delineati, sono ben vivi ed interessanti agli occhi del lettore. Quello che più colpisce è che, seppur presente una semplificazione dello stile di scrittura, non necessariamente i temi affrontati ricevono lo stesso trattamento. I ragazzi a cui Pulman si riferisce sono abbastanza adulti per affrontare, anche se in maniera parzialmente protetta, temi anche pesanti, come la dipendenza dall’oppio o, nei libri successivi, persino l’antisemitismo, i pogrom o la nascita del socialismo.
Una lettura interessante, quindi, per quando si ha bisogno di un libro un po’ più leggero del solito ma certo non sciocco.

In un freddo, uggioso pomeriggio d'inizio ottobre del 1872, una carrozza si fermò davanti agli uffici di Lockhart & Selby, spedizionieri marittimi nel cuore finanziario di Londra, e una fanciulla ne discese e pagò il vetturino.
Aveva più o meno sedici anni, era sola e molto graziosa. Snella e pallida, bionda con gli occhi scuri, vestiva a lutto, con una cuffietta nera sotto la quale spinse una ciocca di capelli che il vento aveva scompigliato. Si chiamava Sally Lockhart; e di lì a quindici minuti avrebbe ucciso un uomo.


[introduzione del "cattivo]
“Pensione”, nell’East End, è una parola che evoca una vasta gamma di orrori. Nella sua versione peggiore indica una stanza che trasuda umidità ed è invasa da un puzzo mefitico, con una corda tesa nel mezzo. Coloro che annegano nell’alcol o nella povertà possono pagare un penny per il privilegio di accasciarsi su questa corda, e tenersi sollevati dal suolo mentre dormono. Al meglio, significa un luogo dignitoso e pulito dove cambiano le lenzuola quando se ne ricordano. A metà tra l’una e l’altra realtà c’è la pensione Holland.

[Adelaide è una bambina tenuta in stato di schiavitù nella pensione Holland]
Adelaide teneva l’oppio sopra il fornello della pipa, e il fumo dolce e inebriante veniva risucchiato dentro, mentre Bedwell aspirava con forza dal bocchino.
Quando non ci fu più fumo, lei accese un altro fiammifero e ripeté l’operazione. Odiava farlo. Odiava l’effetto che aveva su di lui, perché le faceva pensare che dietro ogni faccia umana si nascondesse un bavoso, stralunato, miserabile idiota.


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