Ultimo libro letto

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 2 gen 2014, 16:02

Segnali che precederanno la fine del mondo, di Yuri Herrera

Dopo il primo libro, sul narcotraffico della sua terra, stavolta il messicano Herrera passa a raccontarci dell’immigrazione clandestina. Nonostante il tema, ancora una volta sceglie uno stile leggero, vago, quasi fiabesco. Il risultato stempera il tema, senza snaturarlo; ecco quindi che il viaggio di Makina, tecnicamente di pochi chilometri, diventa un racconto quasi epico, un po’ magico, in cui basta attraversare un fiume e persino il cielo sembra cambiare colore.
Makina vive in un villaggio senza nome, forse neanche così piccolo, ma certamente arretrato rispetto agli Stati Uniti. Lavora al centralino dell’unico telefono disponibile nelle vicinanze. Parla tre lingue: l’inglese, lo spagnolo e la commistione delle due parlata dagli immigrati. Già il suo lavoro la mette a contatto con questa realtà, in più suo fratello anni prima è partito alla ricerca di un terreno su cui aveva vaghe pretese di possesso e, dopo aver scritto poche lettere, non è più tornato. Un giorno sua madre le chiede di cercarlo.
Makina è una donna che decisamente sa badare a sé stessa, che sia trattare con i loschi individui che organizzano i flussi migratori clandestini o semplicemente farsi rispettare dagli uomini. Eppure neanche lei è pronta per quel che vedrà e, soprattutto, per la mancanza di rispetto che subirà, indipendente dalle motivazioni del suo viaggio.
Falsamente leggero, all’apparenza può sembrare persino superficiale o troppo semplicistico in alcuni momenti, ma comunque rimane un’opera decisamente interessante.

[Il lavoro di Makina nel Villaggio]
Una come lei non va a ficcanasare tra la roba degli altri.
Una come lei non si pone domande sulle faccende altrui.
Una come lei non sceglie i messaggi da consegnare e quelli da lasciar marcire.
Lei è la porta di accesso, non quella che attraversa la porta.
Si atteneva a queste regole e per tale motivo la rispettavano tutti nel Villaggio. [...]


[Makina risponde ad un poliziotto]
Noi siamo i colpevoli di questa distruzione, quelli che non parlano la vostra lingua e neppure siamo capaci di restare in silenzio. Noi, che non siamo arrivati qui su una nave, che copriamo di polvere i vostri portici, e apriamo varchi nei vostri reticolati. Noi che veniamo a togliervi il lavoro, che aspiriamo a pulire la vostra merda, noi che aneliamo di lavorare senza sosta con orari impossibili. Siamo quelli che colmano di odori di cibarie le vostre strade così pulite, che portano qui una violenza a voi sconosciuta, noi, che ci occupiamo di quello che volete, e ci meritiamo di essere legati mani e piedi con una corda al collo; noi, a cui non importa di morire per voi, e come potrebbe essere diversamente? Siamo quelli che chissà cosa ci teniamo dentro. Noi, dalla pelle scura, i piccoletti, bisunti, malandati, obesi, anemici. Noi, i barbari.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 8 gen 2014, 23:06

Un altro mondo, di Jo Walton

Un libro che si presenta con la vittoria del premio Hugo, del premio Nebula, del British Fantasy Award, nonché con la nomination per il World Fantasy Award, ha il suo bel da fare per soddisfare le aspettative. Ce l’avrà fatta? Scopriamolo insieme!

Il libro è in realtà il diario di una quindicenne gallese, Morwenna, che da tutti si fa chiamare Mori, che fa un passaggio antitetico a quello di molti protagonisti di modern fantasy. Non si tratta di una ragazza normale che va a finire in un collegio per maghi per poi salvare il mondo, bensì si tratta una maga che ad inizio libro ha già salvato il mondo e ora va a finire in un collegio normale.
Morwenna rivela presto di aver combattuto contro la madre, una strega malvagia che voleva dominare il mondo delle fate, e di averla sconfitta. Pur nella vittoria, la ragazza ha però sofferto delle perdite enormi: la sorella gemella è morta, mentre ella stessa non recupererà più la piena funzionalità di una gamba.
Dopo aver ricorso ai servizi sociali ed essere stata affidata al padre che non aveva mai conosciuto, Mori viene appunto iscritta ad un collegio d’alta borghesia, in cui la sua eccezionalità le impedirà di fare reali amicizie. Eccezionalità che non è unicamente rappresentata dal suo saper usare la magia (cui ricorre sempre il meno possibile, fino a far temere al lettore che si tratti solo di una sua psicosi), ma dal suo modo di pensare e dalle sue letture. Sola, costretta spesso a rimanere ferma, la ragazza si tuffa nella lettura, soprattutto di fantascienza e fantasy.
Questo è il cuore del libro, che in realtà è principalmente un tributo sia agli autori che al potere (ed al piacere) dei generi fantastici. Mori legge, commenta, si innamora di autori e libri; nella sua vita di tutti i giorni ne usa il linguaggio derivato (le parole inventate da Vonnegut), ne trae ispirazione (i concetti di Heinlein), se non conforto (la litania contro la paura di Dune). E’ una ragazza con una cultura ed una maturità incredibili, anche se ancora non possiede una grande esperienza pratica delle cose. In certi casi è irrimediabilmente ingenua, in altri è capace di un’acuta critica dei più sottili fenomeni sociali.

Il limite del libro è celato nella sua forza: il tributo alla fantascienza lascia poco spazio alla trama, che a dispetto della lunghezza del libro potrebbe essere riassunta in poche righe. Il resto è la cronaca della vita, e delle numerosissime letture, di una quindicenne, forse un po’ maga.

[Mori svela di aver salvato il mondo]
Dopo la libreria, ho dato uno sguardo agli scaffali dell’usato e ho comprato un paio di cose anche lì. A quel punto avevo così tanti libri che quasi non riuscivo a camminare, e ovviamente la mia gamba era un disastro. Mi fa sempre male da morire quando piove. [...] Dovrei considerarla una ferita di guerra, la cicatrice di un vecchio soldato. Anche Frodo perse un dito e ogni possibilità di essere felice. Tolkien sapeva bene cosa succede dopo il finale, perché la mia vita di adesso è dopo il finale, è “Percorrendo la Contea”, cercando di capire come continuare a vivere un’esistenza di cui nessuno racconta dopo l’ultima, gloriosa battaglia. Ho salvato il mondo, o almeno penso, e guarda guarda! Il mondo è ancora qui, con i suoi tramonti e i suoi scambi interbibliotecari, e non gli importa di me, come alla Contea non importava di Frodo.

[Mori ragiona durante le funzioni obbligatorie del collegio]
A dire la verità, sono piuttosto arrabbiata con Dio sin da quando Mor è morta. Mi sembra che non faccia mai niente, che non aiuti nessuno, ma suppongo che i miracoli siano come la magia: spesso ci sono, ma non li consideriamo tali, né ne comprendiamo la motivazione, per non parlare dei misteri della fede, poi. Fatto sta che, se fossi onnipotente e misericordiosa quanto Dio, non sarei certo così dannatamente ineffabile!

[Mori parla con un altro appassionato di fantascienza]
“Ti piace Delany? Hai gusti molto vari”, ha commentato.
“Io adoro Delany”, ho detto, contenta che lui non avesse aggiunto “per la tua età” come fanno sempre tutti. “Ma il finale di Triton mi ha un po’ perplessa”.
“Non pensi che Triton volesse essere una risposta a Quelli di Anarres?”, ha domandato interrompendomi. Non ci avevo mai pensato, ma ci ho pensato là sul momento e, in effetti, aveva ragione.
“Perché Quelli di Anarres è un’utopia ambigua mentre Triton è un’eterotopia ambigua?”, ho chiesto.
“Mi domando se l’autore non abbia letto di Anarres chiedendosi: perché deve essere così povero, perché devono esserci tante carestie, perché la loro sessualità è così repressa, quali altri tipi di anarchia si potrebbero avere?”
“Riflessione affascinante”, ho osservato io. “E’ bello anche che mostri tutta la complessità della scelta attraverso gli occhi di un personaggio insoddisfatto”.
“Ci sarebbero persone insoddisfatte anche in paradiso”, ha detto Wim. [...]


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 26 gen 2014, 11:19

Tanto amore per Glenda, di Julio Cortazar

Fantastico e surreale si mischiano anche in questa raccolta di racconti dell’ottimo Cortazar. E’ interessante notare la sottile differenza rispetto alle altre raccolte che ho letto: ognuna rappresenta una diversa sfaccettatura del fantastico, una sua diversa intersecazione con la realtà. Se in Bestiario per esempio il fantastico era utilizzato più come metafora per evidenziare aspetti quasi altrettanto irrealistici delle relazioni umane, qui il fantastico è meno definito, più ancorato alla realtà ma sempre profondamente surreale, talvolta declinato in maniera divertente e talvolta decisamente più serio e tragico.
Di questi racconti, si ricorda con piacere quello che dà titolo alla raccolta, in cui un gruppo di uomini assolutamente conquistato da Glenda, attrice glamour ormai ritirata, decide di imbarcarsi in un complotto a livello mondiale per cristallizzare la sua immagine e renderla perfetta. Ed è così che, insieme, correggono gli errori di alcuni suoi film, ne variano il montaggio, ne modificano la trama ed il ritmo, sostituendo poi gli originali con le loro copie. Sconosciuti adoratori della bella Glenda, si trovano però sconvolti dalla notizia del ritorno della loro amata sulle scene. Non rimane loro che un’unica soluzione, perché da una croce non se ne può discendere vivi.
Testo in un taccuino, il più divertente, genera invece un intero mondo parallelo (composto nei minimi dettagli da abitudini, speranze, vite) partendo esclusivamente dai numeri delle persone entrate ed uscite nella metropolitana.di Buenos Aires. Calcoli per loro natura spesso imprecisi, che non vedono tornare i flussi. Ed allora, chi sono queste persone in più che escono dalla metropolitana senza esserne mai entrate, o che ne entrano ma rimangono nelle loro viscere?
Ritagli stampa vede una donna a Parigi assistere (incosapevolmente, partecipare) ad un omicidio avvenuto nello stesso momento a Buenos Aiures, una vendetta di un’altra donna verso un marito crudele.
In Clone l’autore si diverte a scrivere un racconto ispirato all’Offerta Musicale di Bach. Gli strumenti diventano personaggi di una storia, che si incontrano, interagiscono, litigano o si riappacificano seguendo i dettami dell’opera musicale e degli strumenti a loro corrispondenti. L’aggiunta personale è del probabile omicidio dell’unico strumento che non suona nel finale.
In Disegni sui muri quelli che sembrano innocui graffiti diventano una comunicazione nascosta, sovversiva, tra due persone che non si conoscono, ma che si sentono uguali.
In Nastro di Moebius le vite di omicida e vittima si sovrappongono, si affiancano, impossibilmente si uniscono nella morte e nella vita. Un pezzo decisamente crudo, ma anche tremendamente surreale.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 3 feb 2014, 21:57

L’occhio dell’airone, di Ursula K. Le Guin

Questo libro segue di qualche anno “i reietti dell’altro pianeta”, forse il capolavoro della Le Guin, e ne riprende in parte le atmosfere.
Un’altra volta, infatti, assistiamo alla difficile coabitazione di due società differenti, anzi in piena opposizione.
Tutto inizia su un pianeta utilizzato come esilio per persone non desiderate o ritenute pericolose.
Se i primi viaggi hanno portato sul pianeta dei criminali, dopo cinquant’anni l’esilio è stato imposto ad un gruppo ben differente di persone: degli anarchici gandhiani, seguaci della non violenza, catturati dopo che una delle loro Marce della Pace aveva dato troppo fastidio ai poteri delle americhe.
La colonia del nuovo mondo si è quindi divisa in due grandi gruppi: la città, dei primi arrivati, fortemente gerarchica e aggressiva, e il villaggio, sede dell’auto-definitosi Popolo della Pace. Le due realtà partono da primi scambi commerciali (grazie ai quali la città prospera) arrivando all’incremento delle richieste verso chi si fa un vanto d’essere inoffensivo.
Quando la città inizia a trattare il villaggio ed i suoi abitanti come sua esclusiva proprietà, alcuni portavoce del popolo della pace (difficile definirli capi) si preparano alla lotta, senza il minimo desiderio di scalfire il proprio credo.
Può davvero esistere una opposizione non-violenta ai violenti? Oppure l’utilizzo della forza è un tratto congenito e la libertà non può essere difesa con le sole parole? Anche: fuggire è un'opzione da considerare oppure è solamente una scusa per evitare di affrontare le difficoltà?
Lev, uno dei protagonisti, lotta a suo modo, così come l'amica Vera e anche Luz, la figlia del capo del consiglio della città. Un idealista, una femminista, ed una persona non istruita al credo della non violenza, uniti contro qualcosa che sembra inarrestabile e, forse, persino naturale nel suo essere agghiacciante.
Breve, denso, ambientato ancora una volta in un mondo (un paesaggio, una società) che, pur semplificato nei suoi caratteri distintivi, è vivo e ci parla. No, non raggiunge le vette dell’illustre precedente, ma forse questo non può essere più di tanto per suo demerito. Rimane comunque una bellissima riflessione sulle idee, sulla natura, sulla realtà della violenza, nonché sulla forza (forse triste, od impalpabile) della non-violenza.

[Diversi correnti di pensiero si confrontano nel Popolo della Pace]
Elia parlò con quieta intensità: “Una sfida diretta è violenza, Lev, come un pugno o una coltellata”.
“Come rifiuto la violenza, così rifiuto di servire i violenti”, disse il giovane.
“Se sfidi la richiesta del Consiglio, causerai violenza”.
“Arresti, forse percosse: d’accordo. Ma noi vogliamo la libertà o soltanto la sicurezza?”


[Il credo degli abitanti della città]
“[...] Dopotutto, chi erano i nostri antenati venuti dal Vecchio Mondo? Non erano uomini deboli e mansueti. Erano coraggiosi, forti, arditi, e sapevano vivere. Piani, leggi, regole, buone maniera: cosa c’entrano, con noi? Siamo schiavi? O donne? Di cosa abbiamo paura? Siamo uomini, uomini liberi, padroni di un intero mondo. E’ ora che rivendichiamo la nostra eredità: ecco come stanno le cose, signori.

[il piano per sconfiggere il Popolo della Pace]
- Prendi Lev Shults. Suo nonno era uno dei grandi capi. Puoi minacciare di giustiziarlo. E farlo, se fosse necessario. Ma sarebbe meglio di no. Se li spaventiamo troppo, ripiegheranno sulle loro idee e vi si aggrapperanno, perché non hanno altro. Anche se richiederà prudenza da parte nostra, dobbiamo costringerli a tradire le loro idee… e perdere la fiducia nei loro capi e nei loro argomenti e nei loro discorsi di pace.

[Lev spiega come hanno intenzione di battersi]
“E’ molto noioso, in verità”, le spiegò. “Una specie di elenco di regole, come a scuola. Prima fai questo e poi fai quello. Prima cerchi il negoziato, un arbitrato per il problema, quale che sia, con i mezzi e le istituzioni esistenti. [...] Allora passi alla seconda fase: non collaborazione. Ti metti lì e non fai niente, in modo da far capire che dicevi sul serio. Ora siamo a questo punto. Poi c’è la terza fase, che stiamo preparando adesso: un ultimatum. Un appello finale, l’offerta di una soluzione costruttiva, e una spiegazione chiara di ciò che verrà fatto se la soluzione non viene concordata subito”.
“E cosa farete, se loro non accetteranno?”
“Passeremo alla quarta fase, disubbidienza civile”.
“Cos’è?”
“Il rifiuto di ubbidire a qualunque ordine o legge emanati dall’autorità contestata. Costituiamo una nostra autorità, parallela e indipendente, e seguiamo per la nostra strada”.
“Così?”
“Così”, disse lui sorridendo. “Sulla Terra, sai, ha funzionato molte volte [...]”


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 23 mar 2014, 13:12

La promessa, di Silvina Ocampo

Visto che adoro Borges e mi piace Bioy Casares, dovevo pur passare prima o poi per la Ocampo, amica del primo e moglie del secondo.
Sono partito dal suo ultimo libro, piuttosto particolare. Il perché si può riassumere nell’illuminante citazione della nota iniziale:

“E’ doloroso terminare qualcosa. Perché sottolinearlo come fa Beethoven, che spreca cinque minuti in accordi finali? Tutta la sua opera è impregnata di questa preoccupazione conclusiva. Non mi piacciono le convenzioni, per esempio che un romanzo abbia un finale”.

E questo è un libro che è stato proprio difficile terminare. In quasi venticinque anni di lavoro è stato oggetto di innumerevoli modifiche e correzioni: solo la morte dell’autrice ha potuto porre fine alle revisioni.
Il libro tratta dei ricordi di una donna che, durante un viaggio in nave, si sporge troppo dalla ringhiera e cade nell’oceano. La nave si allontana senza di lei, che disperata promette a Santa Rita di scrivere un libro se riuscirà a salvarsi.
Questo è proprio quel libro, quell’impossibile libro, perché è chiaro che la donna non abbia speranza di sopravvivere.
Il libro è composto da un flusso di ricordi legati insieme dal filo conduttore che è la vita della donna. Ci vengono presentati come gli ultimi pensieri che le affiorano alla mente mentre galleggia alla deriva: come tali, sono talvolta sovrapposti, ripetuti, incoerenti, al limite del delirio. Ogni ricordo, introdotto dal nome di una persona, è quasi un racconto a sé (alcune parti infatti vennero pubblicate in questa forma). Ogni frammento di ricordo è il modo che la donna ha per attaccarsi a quel che rimane della sua vita. E’ per questo che il libro era difficile da completarsi: la donna non voleva saperne di morire, voleva continuare a raccontare. L’evidente parallelo è con la stessa autrice, la Ocampo, che anche nei suoi ultimi anni, ormai novantenne, continuava a lavorare su questo scritto, aggiungendo e modificando. Forse anche per lei si trattava di rimandare l’irrimediabile (oppure, che in un certo senso è lo stesso, di vivere appieno attraverso la letteratura, e la parola, quel poco che le rimaneva).

Niente affatto opprimente e disperato come potrebbe sembrare, più adombrato di melanconia che altro, il libro è piacevolissimo da leggere. Come previsto, non termina realmente, ma anzi lascia la sensazione che la donna sia ancora sospesa nel mare a ricordare, o a raccontare, o entrambi.

[Leandor si innamora di una donna tramite il ritrovamento di quattro pagine di un racconto]
“A quanto ho potuto capire da quattro pagine, il sentimento della protagonista per Lea era molto ambiguo” disse Leandro.
“Indubbiamente”.
“Ma com’è la trama? Me la racconti, muoio di curiosità”.
“La trama non esiste” rispose Veronica.
“E si può scrivere un romanzo senza una trama?”
“E’ naturale. Tutto quello che uno sente non basterebbe”.
“Sempre che sia interessante o terribile o commovente”.

[Spesso alla fine di ogni ricordo c'è un piccolo inserto di questo tipo]
E pensare che mi piaceva nuotare! Ora mi limito a riposare sull’acqua, dimentica del mio nome, del mio viso, della mia identità. A volte tiro fuori una mano dall’acqua per guardarla. Com’è strana una mano. A volte mi affaccio su uno dei miei piedi.

[Gabriela è uno degli altri personaggi ricorrenti]
L’unico vantaggio dell’essere bambino è quello di possedere un tempo a doppia ampiezza, come le stoffe da tappezzeria. Il tempo, che non bastava mai, per Gabriela era sconfinato come un deserto. Appena aveva un momento libero, e ne aveva molti, entrava nel Giardino Zoologico. Le interessavano gli animali perché si comportavano in modo naturale: se avevano fame mangiavano in continuazione, se avevano sete bevevano fino a scoppiare, se erano in calore si accoppiavano disperatamente, se avevano sonno dormivano a qualcunque ora, se erano furiosi mordevano o graffiavano o uccidevano il nemico. E’ anche vero che morivano e che morire è ridicolo, ma erano così belli, così perfetti.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 9 apr 2014, 21:25

Le città invisibili, di Italo Calvino

Frammenti di città: realistiche, fantastiche, sempre al di fuori di ogni tempo. Frammenti di poesia: la dolcezza della metafora che avvolge anche le città più taglienti. Una fantasia completa, senza confini, impossibilmente catalogata in undici diverse categorie.

Un capolavoro.

Marco Polo discute con Kublai Kan delle città che ha visto durante il viaggio. Forse i ricordi lo ingannano. Forse le diverse lingue con cui i due parlano non consentono una comunicazione precisa, ed i fraintendimenti si accumulano. Oppure, forse quelle città non sono mai state visitate, né da Marco Polo, né da altri. Eppure, esistono, ed in ognuna c’è la Venezia di Marco Polo.

Il libro non possiede svolgimento, Calvino stesso la riteneva un’opera poliedrica che può terminare con qualsiasi faccia. Ci sono rimandi, al più, grazie alla catalogazione delle città, ma per il resto persino i dialoghi che presentano e terminano ogni capitolo sono volutamente contraddittori, anche nello stile.

Proprio per questa sua particolarità, è difficile scegliere delle citazioni. Partirò dalla più famosa, ma potrei puntare il dito su una pagina a caso, leggerla, e ne uscirei comunque un po' più felice.

[Polo discute con Kublai]
E Polo: - L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

[Chi comanda al racconto?]
Kublai domanda a Marco: - Quando ritornerai al Ponente, ripeterai alla tua gente gli stessi racconti che fai a me?
- Io parlo parlo, - dice Marco - ma chi m’ascolta ritiene solo le parole che aspetta. Altra è la descrizione del mondo cui tu presti benigno orecchio, altra quella che farà il giro dei capannelli di scaricatori e gondolieri sulle fondamenta di casa mia il giorno del mio ritorno, altra ancora quella che potrei dettare in tarda età, se venissi fatto prigioniero da pirati genovesi e messo in ceppi nella stessa cella con uno scrivano di romanzi d’avventura. Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio.

[L'incipit della descrizione di Olivia. Da notare gli anacronismi disseminati senza alcun timore]
Nessuno sa meglio di te, saggio Kublai, che non si deve mai confondere la città col discorso che la descrive. Eppure tra l’una e l’altro c’è un rapporto. Se ti descrivo Olivia, città ricca di prodotti e guadagni, per significare la sua prosperità non ho altro mezzo che parlare di palazzi di filigrana con cuscini frangiati ai davanzali delle bifore; oltre la grata d’un patio una girandola di zampilli innaffia un prato dove un pavone bianco fa la ruota. Ma da questo discorso tu subito comprendi come Olivia è avvolta in una nuvola di fuliggine e d’unto che s’attacca alle pareti delle case; che nella ressa delle vie i rimorchi in manovra schiacciano i pedoni contro i muri.

[Kublai ribalta il gioco tra lui e Marco Polo]
- D’ora in avanti sarò io a descrivere le città e tu verificherai se esistono e se sono come io le ho pensate. Comincerò a chiederti d’una città a scale, esposta a scirocco, su un golfo a mezzaluna. Ora dirò qualcuna delle meraviglie che contiene: una vasca di vetro alta come un duomo per seguire il nuoto e il volo dei pesci-rondine e trarne auspici; una palma che con le foglie al vento suona l’arpa; una piazza con intorno una tavola di marmo a ferro di cavallo, con la tovaglia pure in marmo, imbandita con cibi e bevande tutti in marmo.
- Sire, eri distratto. Di questa città appunto ti stavo raccontando quando m’hai interrotto.
- La conosci? Dov’è? Qual è il suo nome?
- Non ha nome né luogo. [...]


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 12 apr 2014, 11:44

Ultimo round di Julio Cortàzar

Pensieri, parole insieme a foto, disegni dell’autore, poesie che lasciano il passo a prose fantastiche, o resoconti dettagliati di giornate forse inventate, o un articolo di giornale su un incontro di boxe, o brevi saggi sul racconto. Anche: all’improvviso il libro diventa orizzontale e non più verticale per un collage di ricordi del maggio 1968 nelle università. Ancora: discussioni su incisori,omaggi, un saggio sull’erotismo della letteratura che sembra scritto in versi, altre foto, altri disegni, nuove poesie sempre più sperimentali. Un libro strano, le cui connessioni sono il più possibile nascoste, accumunate dall’irrequieta genialità del suo autore.
Non è un libro facile (non so neanche come si possa realmente definirlo), il rischio è di perdersi in frammenti senza che nessuno attecchisca realmente. Bisogna capire, indagare, lasciarsi trasportare ma in maniera attiva. Non credo di averlo letto nel momento migliore, eppure alcune parti mi hanno facilmente entusiasmato.
Probabilmente maggiormente adatto per chi ha già conosciuto Cortazàr.

[da: "Chieda la parola ma stia attento", intero]
Quando il cattedratico dottor Lastra prese la parola, questa gli mollò uno di quei morsi che riducono la mano in poltiglia. Come tanti altri, il dottor Lastra non sapeva che per prendere la parola bisogna essere sicuri di afferrarla dalla pelle del collo se, per esempio, si tratta della parola onda, ma che lamentela bisogna prenderla dalle zampe, mentre manico richiede che le si passino delicatamente le dita da sotto come quando si afferra una fetta di pane tostato prima di imburrarla con grande energia.
E cosa dire di energia? Che ci vogliono tutt’e due le mani, una sotto e una sopra, come quando si tiene in braccio un neonato, per prevenirne gli scatti improvvisi a cui entrambi sono inclini. E incline, visto che ci siamo? La si prende dall’alto come un ravanello, ma con tutte le dita perché è pesantissima. E pesantissima?


Da sotto, come chi impugna una maraca. E maraca? Da sopra, come una bilancia a sospensione. Credo che adesso possa proseguire, dottor Lastra.

[da: "Poesia permutante"]
Dico giochi con la serietà che hanno i bambini quando pronunciano questa parola. Ogni poesia degna di questo nome è un gioco, e solo una tradizione romantica ormai obsoleta continua ad attribuire a un’ispirazione difficilmente definibile e a un privilegio messianico del poeta prodotti in cui le tecniche e le fatalità di un pensiero magico e ludico si applicano naturalmente (proprio come fa il bambino quando gioca) alla rottura dei normali condizionamenti, all’assimiliazione, alla riconquista o alla scoperta di tutto ciò che si trova al di là della Grande Abitudine. [...]
Ovvie ragioni (per esempio, il suicidio dell’editore davanti al preventivo) impediscono di presentare qui le poesie in pagine staccate, che faciliterebbero il rimescolamento delle carte; ma siccome ogni poesia è formata da poche unità di base, il lettore non ci metterà molto a scorrerla secondo le combinazioni che avrà scelto; da lui e dalla poesia dipenderà che queste combinazioni gli offrano diverse letture di un contenuto sempre virtuale e sempre disponibile. Magari non succederà niente e la poesia rimarrà invariata; anche questo mi sembrererebbe un caso interessante.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 3 mag 2014, 19:54

Wildcards - l’origine, di George R. R. Martin et alii

L’idea di un universo condiviso tra scrittori mi piaceva alquanto, quindi ho dato una possibilità alla serie delle Wildcards.
L’ucronia è semplice: un mondo alieno scopre la vita sulla Terra, incredibilmente simile a quella del proprio mondo. Decide quindi di testare un’arma segreta contro i suoi abitanti: un virus il cui effetto cambia per ogni essere cui viene esposto. Si tratta appunto del virus Wildcard.
Nel 1946 il virus si diffonde sopra Manhattan. Il 90% della popolazione muore, mentre la maggior parte dei sopravvissuti viene trasformato in un mostro. Alcuni però hanno la fortuna di pescare un “asso” dal mazzo, e guadagnano poteri speciali.

Il libro quindi è una serie di racconti a tema supereroistico ad universo condiviso. Interessante la genesi dell’opera, che vede per un paio d’anni Martin giocare di ruolo con alcuni amici scrittori, prima di provare a monetizzare in qualche modo il grande sforzo creativo che hanno speso sul gioco.

I risultati? Altalenanti. Appunto perché sono più scrittori, alcuni racconti sono semplicemente pessimi, mentre altri sono piuttosto buoni.
Una buona parte del libro vede la riscrittura della storia degli USA dal 1946 fino quasi ai giorni nostri. Molto interessante la parte dedicata alla crociata anticomunista di McCarthy (soprattutto per la bontà del materiale storico originale, una follia che sembra partire già più vicina alla narrativa che alla realtà). Il resto, vede racconti di singoli avvenimenti ambientati tra i vari decenni, spesso con la condivisione di qualche personaggio iconico particolare.

Un difetto tipico è il taglio della narrazione: molto da cinema usa, nell’accezione peggiore del termine. Esempi? Basta un “montaggio” di qualche scena per far diventare un comune impiegato una spia in pochi giorni. Il “cacciatore” sembra ricalcato da uno dei (troppi) film d’azione tutti uguali. Solo alcuni super-eroi riescono a presentare accezioni di originalità. Alcune spiegazioni, poi, sono piuttosto deboli logicamente (in primis, gli alieni esattamente identici a noi, che non vengono quasi più citati, e decisamente non approfonditi).

Ci sono alcuni racconti invece positivi: quello di Martin, di Zelazny (e ci mancava altro), ma non si arriva alla metà del totale.

Rimane un esperimento interessante, ma non tremendamente riuscito.

Lista racconti:

Trenta minuti sui cieli di Broadway - L’ultima avventura di Jetboy: come tutto ebbe inizio. Degno di nota il fatto che Jetboy è un “supereroe” pulp che precede l’avvento del virus.

Il Dormiglione - Viene presentato uno dei personaggi iconici, Croyd, potenzialmente immortale. Ogni volta che dorme cambia il proprio fisico ed i propri poteri.

Il testimone, e Tempi bui - la parte sul maccartismo, vista in due racconti dai punti di vista di due differenti vittime della caccia alle streghe.

Capitan Cathode e il suo segreto: uno dei peggiori racconti. Si scoprono alcuni Aces che lavorano nel mondo cinematografico di Hollywood.

Powers: dimenticabile racconto su un impiegato Ace che si improvvisa spia per amore della propria patria.

Shell Games: la creazione del personaggio de “la grande e potente tartaruga”. Anche qui, qualcosa campata in aria, ma piacevole.

La lunga notte nera di Fortunato: Fortunato ha la peculiarità di ottenere potere facendo sesso, la qual cosa condiziona tutto il racconto. Tenta di essere trasfressivo. Sufficiente.

Trasfigurazioni: scontro tra Aces sullo sfondo di movimenti rivoluzionari nei primi anni ‘70.

Giù in profondità: ...portando con sé la qualità. Il peggiore. Donne trasformate in vagoni della metropolitana ed avvenimenti senza ordine logico.

Fili: discreto racconto sulle rivoluzioni dei Joker, le persone sfigurate dal virus, mentre un Ace burattinaio tira le fila e causa ulteriori danni.

La Ragazza Fantasma conquista Manhattan: atmosfere da target young-adult. Simpatico. Contrariamente a quanto lascia intendere il titolo, la storia di una ragazza dotata del potere di diventare intangibile cerca l’amica dopo una serata folle.

Arriva il cacciatore: risibile racconto action, che prefigura un seguito. Un “normale” deve affrontare nemici Aces per liberare la figlia di un caro amico.

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 12 mag 2014, 20:08

I genietti della domenica, di Julio Ramon Ribeyro

Era il 31 dicembre del 1951 quando, in uno studio legale di Lima, Ludo Totem lancia un urlo straziante. Di fronte all’incomprensione dei colleghi, straccia la pratica che stava seguendo e dà le dimissioni. Benché non più ascoltabile, l’urlo di Ludo continuerà ancora a lungo.
Ludo è uno studente di una famiglia che fu ricca, ormai decaduta. Forse è proprio l’influsso di questa, ben visibile, tendenza negativa, che lo spaventa dal pensare al futuro. E’ quindi uno studente come se ne son visti tanti: sempre in bilico tra lavoro e studio, indeciso sul da farsi, unicamente protratto verso uno stile di vita bohemienne che non può permettersi, per cui non è portato.
Con l’inseparabile amico Pirulo inizia (continua) una serie di disavventure, quasi picaresche, spesso umoristiche se non fosse per il loro infierire crudele. Saltata l’orgia improvvisata con cui volevano salutare l’anno nuovo, una immeritata acquisizione di qualche soldo li vede andare spaesati per vie sconosciute alla ricerca di donne, alcool, un senso. Ludo tenta una relazione con una prostituta, cambia frequentazioni per vedere donne nuove, non dimentica l’amore buffo della sua infanzia verso la vicina poi trasferita altrove, infine tornata, ed infine partecipa alla vita intellettuale dell’università con una convinzione trascurabile. In tutto questo, fatalmente, fallisce.
Ribeyo pare che sia più famoso per i racconti (viene considerato uno dei suoi migliori autori di lingua latina), ma ebbe bisogno di scrivere un romanzo per vedersi infine pubblicato. Un romanzo strutturato, a questo punto ovviamente, quasi come una raccolta di racconti. Frammenti di vita diversi, apparentemente scollegati, o senza alcun rimando, vanno a formare il mosaico incerto che è la vita di Ludo.

Una scrittura raffinata, movimentata da un ritmo da racconto, che apre uno scorcio in una Lima fatta di razze mischiate, classi sociali incerte, povertà e borghesia, cultura millantata o reale. Una Lima imperfetta, e quindi umana.

[Ludo va all'università]
Era il quinto anno, e con tutta probabilità l’ultimo, che si iscriveva alla facoltà di Giurisprudenza, che si trovava in un casermone coloniale di Calle Làrtiga. Non era un caso che la sede della facoltà dell’Università Cattolica fosse una residenza coloniale. [...] Il palazzo era stato lasciato all’università da un cattolico morto in odore di santità e prostatite, e l’odore persisteva tra i codici e i figli dei banchieri. In ogni caso, se non era odore di santità era odore di cerimonia, di messa pagana ogni giorno ripetuta, in cui una lega di accoliti dal colletto rigido officiava un certo mistero: quello di guadagnarsi senza troppo dolore l’indulgenza plenaria di un diploma che permettesse loro di trovare una giustificazione accademica all’esercizio del potere.

[Ludo girovaga per bar con un "amico", più che altro un conoscente]
Continuavano a camminare. Segismundo era instancabilmente loquace. Diceva: non c’è immagine della società più perfetta di una nave. Una nave peruviana è l’immagine del nostro paese. Marcio fino alle stive. Da aiutante contabile ho visto tutti arraffare a destra e a manca. E pure io ho rubato. Come si fa ad essere morale? Al Paeque Salazar: viviamo tra truffatori, tra ruffiani. Alcune persone mi dicono: tuo padre è un uomo onesto. Menzogna: è un coglione. Anche il tuo lo è stato. Quanto avranno riso di loro i loro datori di lavoro! E per consolarci dicono: che uomini integri, che onorabilità. Di ritorno alla discesa per i lidi: che hanno di diverso un banchiere e un gangster? O un ispettore e un borsaiolo? Il confine è molto labile. E’ risaputo. Io preferisco i gangster e i borsaioli. Sono più puri, procedono con maggiore franchezza: infrangono la legge, gli altri, più semplicemente, la dettano.-

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 19 mag 2014, 21:56

Borges all’inferno e altri racconti, di José Eduardo Agualusa

Tralasciando il fatto che sia una raccolta di racconti creata appositamente per la traduzione italiana… (odio quando accade, poi compri i libri come pensati originalmente dagli autori e ti ritrovi i racconti doppioni)
Di Agualusa ho letto due libri, mi aspettavo che la sua scrittura per il racconto fosse simile. Mi sbagliavo: una serie di racconti brevissimi (generalmente due o tre pagine), che però rimangono nella memoria come una pennellata di puro colore. In un così breve spazio, la caratterizzazione è fortissima e con un incredibile carisma, per un risultato inatteso e sempre piacevole.
Lettura piacevolissima, anche se rapidissima, molto giocosa e divertente. Ci sono alcuni riferimenti alla cultura portoghese (il mito di Pessoa su tutto), ma sono perfettamente comprensibili.

Una selezione dei migliori:

Borges all’inferno - Borges muore ma, per uno scherzo del destino, non giunge nel suo paradiso desiderato (una biblioteca infinita) ma in quello pensato per un altro scrittore sudamericano.

La casa segreta - dove le vicende di Vasco de Gama e Richard Burton si intrecciano con quelle degli abitanti di un’isola portoghese e di un diario che viene tramandato cantando.

Discorso sul fulgore della lingua - dove un anziano scrittore decide in maniera inaspettata di premiare il futuro lettore del suo unico libro.

Falsi ricordi felici - dove un lapsus mnemonico svela un intero complotto del subconscio, con tante piccole menzogne dette a fin di bene.

La rapina - dove un medico reagisce ad una rapina secondo i suoi foschi pensieri, correggendo la mira del rapinatore perché la pistola le punti al cuore.

Il traditore simultaneo - dove un traduttore tradisce il proprio padrone, traducendo meglio di quanto lui possa parlare.

Metta “razza migliorata”, per favore - dove si ricorda come la razza sia imprecisa, non oggettiva, e come sia possibile per un bianco farsi classificare come nero, e viceversa

La solitudine degli ippopotami - dove una piccola riserva africana viene creata in Portogallo, di cui sopravvive una sola povera ippopotoma.

Ballare di nuovo - dove si parla di un anziano angolano che ha perso una gamba con una mina. Quando questi riceve una seconda protesi, dopo che la prima era divenuta praticamente inutilizzabile, ringrazia affermando che così potrà ballare di nuovo.

L’esercizio della follia - dove si prova ad inventarsi la più assurda delle follie, per poi scoprire che essa si è avverata durante una sciocca guerra.

Il giorno che la musica mi ha salvato - dove chi svolgeva con semplicità un programma di musica domenicale, in lingua portoghese ma trasmesso in gran parte dell’Africa, tocca con mano quanto questo possa realmente significare

Libero arbitrio - dove un angelo cade dal futuro e passa la notte a parlare con la statua di Pessoa.

[Da “Metta “razza migliorata”, per favore”]
Mi impressiona, malgrado tutto, la dimensione che può assumere, nella nostra società, questa questione della razza, una costruzione astratta ignorata dalla biologia. Forse perché l’esistenza delle razze ci sembra così ovvia. Per un portoghese, per un angolano o per un brasiliano, una mulatta, ad esempio, è una mulatta. Ma provate a spiegare a un inglese cos’è una mulatta. “Mulatta”, ho letto in una guida britannica sul Brasile, “è un eufemimo con cui i brasiliani designano le donne nere”. Negli Stati Uniti, la razza è diventata un’ossessione nazionale, che condiziona la vita politica più della situazione economica o della sicurezza pubblica. Ignorare quest’ossessione può sfociare in equivoci sgradevoli. Si veda il caso dello scrittore mozambicano Mia Couto, che una volta è stato invitato a una tavola rotonda in un’università americana. Mentre era ancora in aeroporto scoprì, atterrito, che gli organizzatori lo avevano invitato certo che lui, Mia, fosse una donna - una donna nera. Si voleva, in fin dei conti, un incontro politicamente corretto. E non c’è nulla di più politicamente scorretto, più difficile da spiegare, di un africano bianco. E scrittore, per di più.

[Da “Ballare di nuovo”]
Gli ottimisti illuminati, però, di solito raggiungono le mete che si prefiggono. L’ottimismo racchiude, sospetto, una qualche forza magica. Pensate ai placebo, quelle inoffensive pastiglie di farina e zucchero che i medici prescrivono a un gruppo di malati quando vogliono testare una medicina reale. Alcuni dei pazienti migliorano davvero: sono gli ottimisti.
La protesi che ho visto a Viana forse è davvero un’opera d’arte. E’ orribile. Ma da quando conosco la sua storia la trovo bellissima. Così brutta, mio Dio, ma così bella. La dovrebbero esporre in qualche museo, per i pessimisti.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 29 mag 2014, 21:15

Animalia, di Cortazar

Ecco un’altra raccolta di racconti creata appositamente per la traduzione italiana! Sì, come quella precedente. Eh, è capitato così. Circa un terzo di libro, tra una cosa e l’altra, l’avevo già letto di fatto.
Il libro è composto da 20 racconti brevi (per alcuni di essi, in realtà, si tratta appena di un brano inferiore alla pagina) e una prefazione. Come è possibile immaginare dal nome, la raccolta ha un filo conduttore, ovvero gli animali: che siano reali (l’axolotl), immaginari (la mancuspia), metaforici (la tigre), impliciti (i porci di Circe), onirici (il cavallo), o anche apparentemente non-sense (l’orso che vive nei tubi della casa).
Si tratta, in ogni caso, di animali resi fantastici, simboli o semplicemente incubi. Nessuno di loro è un vero animale, neanche l’axolotl, con cui il narratore si scambia di posto. Come tutto il resto della realtà, all’occorenza, gli animali di Cortazar sono malleabili ed occupano (docilmente o meno) i posti che l’autore definisce per loro. E’ così che, anche ciò che si pensa di conoscere, di quanto più familiare, va nuovamente scoperto ed indagato.
E’ Cortazar, quindi non può che essere un bel libro.

Alcuni dei racconti:

Axolotl: dove l’ossessione per questi animali spinge il narratore a confondere (irrimediabilmente) la sua identità con la loro
Paese chiamato Alechinsky: delle formiche scoprono la tridimensionalità e l’incredibile fascino di alcuni quadri. Di notte, quindi, lasciano perdere i loro lavori e vanno a percorrerli.
I veleni: un ragazzino partecipa, portando con sé tutto il suo mondo di amici e primi amori, ai tentativi di uccidere le formiche del suo campo con una macchina che immette veleno nel sottosuolo. L’unico racconto in cui le formiche sono veramente formiche.
Estate: una coppia che non sa più cosa dirsi ospita una bambina per la notte. L’apparizione d’incubo di un cavallo scatenerà il terrore.
Istruzioni per ammazzare le formiche a Roma: come evitare che, come predestinato, le formiche si mangino Roma
Sullo sterminio dei coccodrilli in Alvernia: come, in questa regione della Francia, un complotto tenga segreta l’esistenza (e la devastazione causata) di numerosi coccodrilli. Il complotto viene esplicitato in gran dettaglio, con la speranza che venga infine sconfitto.
Satarsa: dove un palindromo guida la lotta di un uomo ed i suoi compagni, fuorilegge fuggitivi, contro i topi e il loro capo, Satarsa.
Passeggiata tra le gabbie: prefazione al bestiario di Aloys Zotl, con numerose e varie divagazioni a tema animali, tra ricordi di cani e pipistrelli, e tremende invasioni di cavallette.


[Da passeggiata tra le gabbie, scritto come una lettera all’editore Franco Maria Ricci]
[...] Ogni volta che una coccinella passeggia sulla mia pelle, rivedo la scena in cui King Kong sostiene delicatamente una ululante Fay Wray nella palma della mano, con una pazienza che non avremmo in circostanze analoghe con una farfalla isterica od un verme che si contorce. E’ vero che lo scimmione si è innamorato della ragazza, cosa che va al di là dell’immaginazione di tutti tranne che della sua, e che non c’è motivo per cui uno scimmione innamorato debba essere meno idiota di un uomo nello stesso frangente. Si ricorda l’istante in cui King Kong prende con due dita il vestito di Fay Wray e glielo strappa come chi sfoglia una margherita? A volte invento quando qualcosa mi piace molto, ma mi dica se non è vero che King Kong si porta il vestito alla bocca e se lo mangia. Che omaggio, che somma di erotismo in un territorio di incompatibilità totale, di patetica distanza. Non possiamo rimproverare a Fay Wray che non sappia far altro che prodigarsi in strilli; in realtà nessuno ha mai capito King Kong, nera stella solitaria in un’arte che non può rimpiazzare la parola come legittima madre dei nostri mostri.

[Da: “Sullo sterminio dei coccodrilli in Alvernia”]
In attesa che una disattenzione, un’ammissione involontaria o qualsiasi altro favore del caso fornisca finalmente la prova ufficiale necessaria, le autorità hanno predisposto da anni il dispositivo necessario per lo sterminio dell’enorme numero di coccodrilli che infesta la regione dell’Alvernia. [...] Tutto ciò, tuttavia, assume per ora la forma ufficiale di un’ordinaria campagna contro gli insetti nocivi, gli uccelli rapaci e i cacciatori di frodo, perché, come è comprensibile, le autorità non vogliono esporsi al ridicolo di perseguitare animali della cui esistenza non esiste nessuna testimonianza concreta. Senza dubbio i contadini sono perfettamente al corrente della vera natura di queste operazioni, e collaborano con la miglior buona volontà al loro svolgimento purché risponda ai fini apparenti già menzionati, poiché gli psicologi che accompagnano la gendarmeria nelle spedizioni hanno potuto constatare che qualsiasi accenno casuale ai coccodrilli, fatto per distrazione o ai fini delle indagini, è accolto con manifestazioni di sorpresa o ilarità che, sebbene non ingannino nessuno, compromettono lo svolgimento delle operazioni [...]

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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 4 giu 2014, 21:58

I delitti dell’oro cinese, di Robert Hans van Gulik

Da quando ho iniziato ad apprezzare i murder party, con la loro parte logica da costruire con infinitesima precisione, ho pensato varie volte di avvicinarmi al genere giallo.
Ne ho letto veramente poco nella mia vita, giusto qualche cosa di Sherlock Holmes quando ero molto giovane, poi per un lungo periodo più nulla. Diciamo che il mio timore era che, a fronte di un meccanismo logico magari più complesso, o interessante, dovessi subire centinaia di pagine per cui l’interesse puramente letterario risultasse essere limitato.
Esattamente quello che è accaduto con questo libro. L’ho preso al Salone del libro di Torino, scegliendone uno con un’ambientazione particolare che potesse attirarmi indipendentemente dal fatto di essere un giallo.
Ecco quindi il giudice Dee, giudice-investigatore dell’antica Cina, alle prese con il suo primo caso: l’omicidio del suo predecessore.
Subito le noti interessanti: l’autore, un olandese, recupera filologicamente la struttura dei vecchi romanzi di genere della Cina, per alcuni casi riproponendone esattamente lo svolgimento tradizionale (magari in maniera aggiornata). Questo è effettivamente risultato interessante.
Per il resto, però: personaggi bidimensionali (soprattutto il Giudice, la figura forse meno carismatica del libro), narrazione sintetica e piatta; persino l’aggettivazione è ripetitiva. Del caso (in realtà diversi casi che si svolgono contemporaneamente e che alla fine si scopriranno legati tra loro) non c’è da dire molto: governati dalle coincidenze e non perfettamente logici, non riescono ad attrarre troppo l’attenzione. In alcuni casi sconfinano nel ridicolo (ah, se solo esistesse una maniera sicura, facile e permanente per far scomparire un pezzo di legno compromettente…) e tendenzialmente c’è poca tensione a governare il tutto. Purtroppo anche l’ambientazione langue, appena accennata da pennellate erudite ma approssimative, con un risultato che manca d’intrigare nonostante la (gratuita) aggiunta di una sottotrama soprannaturale. La storia in sé, infine, soffre di tempistiche irrealistiche, ove tutto ufficialmente si svolge in pochissimi giorni, ma giorni allungati a dismisura fino a renderli irriconoscibili, tanto che un occhio nero ottenuto durante la notte già migliora la mattina stessa.

Non posso consigliarlo, e non credo che possa supporre da questo libro che il giallo non sia un genere che fa per me. Certo, non è un ottimo inizio.

Nota di colore: ho controllato su Goodreads e questo stesso libro, come votazione media, ha 4,5 su 5. Forse la prova finale del fatto che, in media, chi legge gialli cerca cose diverse da quel che cerco io?

[Il Giudice Dee ha la visione del fantasma del suo precedessore]
“Rifletterò seriamente su questo problema”, dichiarò. “Ora tornerò in quella casa ed esaminerò la biblioteca!”
“Non potete rischiare di nuovo di incontrare il fantasma, signore!”, esclamò inorridito il Sergente Hoong.
“Perché no?”, replicò il giudice Dee. “Il desiderio del morto è far sì che il suo assassinio venga vendicato. Deve pur sapere che io provo lo stesso desiderio. Perché dunque dovrebbe farmi del male? Quando avrai finito qui, sergente, raggiungimi nella biblioteca. Se vuoi, puoi farti scortare da due guardie con le lanterne”.


[parte piuttosto interessante, il giudice Dee assiste a diversi brevi spettacoli teatrali]
[...] l’orchestra stava attaccando un altro pezzo assordante. Due uomini vestiti in costumi scintillanti d’oro stavano ora inginocchiandosi davanti al giudice Yu. Ognuno di loro agitava un pezzo di carta coperto da una grafia minuta sul quale erano impressi grandi sigilli rossi. Il giudice Dee intuì da quanto dicevano che si trattava di due nobiluomini. Il loro principe aveva lasciato a ciascuno di loro la metà di una grande tenuta, con terreni, case, schiavi e oggetti preziosi così come era specificato sui documenti che presentavano. Ognuno dichiarava che la divisione era ingiusta, e che l’altro aveva avuto più di quanto gli spettasse. Il giudice Yu li guardò, mostrando il bianco degli occhi. Scosse adirato la testa facendo danzare gli ornamenti scintillanti sul suo copricapo nella luce violenta dei lampioni. La musica si fece molto bassa e l’atmosfera di tensione si tramise persino al giudice Dee. [...]
Ci fu un violento clangore di gong e il giudice Yu si alzò. Afferrò i documenti che i due querelanti stringevano in mano, poi tese a ciascuno la carta dell’altro, e sollevò le mani per indicare che il caso era chiuso. I due nobiluomini fissavano perplessi i documenti che tenevano in mano.
Un applauso assordante si levò dal pubblico. [...]


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 5 lug 2014, 21:19

Nessuno accendeva le lampade, di Felisberto Hernandez

Pianista e scrittore, questo Hernandez sembra molto poco conosciuto, nonostante sia da più persone definito come uno dei migliori scrittori sudamericani del XX secolo. Poi se tra queste persone ci sono anche Marquez e Calvino, allora capisci che non puoi esimerti dal felice acquisto.
Ancora una volta, si tratta di storie che amano spesso sconfinare nel fantastico, zeppe d’invenzioni letterarie, folle romanticismo, parti del corpo che vengono descritte come dotate di una vita propria, e, su tutto, un protagonista unico: l’autore.
Il protagonista è sempre lui, che racconta in prima persona i suoi racconti. Non ha mai un nome, ma è semplicemente l’autore, sempre letterato, pianista, spesso alle prese con la necessità di vivere della sua arte (e convivere con la sua arte). In ogni racconto, persiste anche l’immagine di una donna; non necessariamente sensuale, non riducibile a semplice oggetto del desiderio del protagonista, ma comunque una donna la cui personalità riempe il racconto. Spesso ne è il centro dell’attenzione, e sa di esserlo, a dimostrazione che nessuna di queste storie sarebbe esistita senza di lei.
Anche in un genere popolato come quello fantastico, questi racconti hanno uno stile unico, evocativo, fortemente immaginifico.

Un’ottima scoperta.


Nessuno accendeva le lampade - dei ricci di una testa che voleva sapere, capire, i pensieri d’un’altra donna suicida.
Il balcone - d’una donna che ha come solo compagno un balcone, e il conforto della poesia.
La maschera - d’un uomo che guadagna il potere d’uno sguardo che illumina la notte, ma che si perde dietro una donna che durante la notte vive senza vedere.
Tranne Julia - uno studio sul piacere del tatto, in un tunnel buio ove si possono riconoscere gli oggetti, e le persone, esclusivamente sfiorandole con le dita.
La donna che mi assomigliava - un uomo sogna di essere un cavallo che ragiona come un uomo, e come fosse un uomo si innamora di una donna
Il mio primo concerto - le emozioni, le irragionevoli manie, i timori del primo concerto, e del gatto che ne fece parte
La sala da pranzo buia - dove il pianista con il sogno di entrare nelle case di gente sconosciuta va a suonare in una sala da pranzo buia, giorno dopo giorno, e così facendo conosce le due donne della casa.
Il cuore verde - dove ricordi agrodolci di successi e sconfitte, dell’infanzia e dei grandi che l’hanno popolata, si radunano intorno ad una spilla verde ingoiata da un nandù.
Mobilificio “El canario” - dove la ricezione di una stazione radio dedicata ad un mobilificio viene resa possibile da una iniezione effettuata su di un tram, e di come si possa spengere una radio che risuona solo nel proprio cervello.
Le due storie - dove viene confrontata la realtà e il racconto che un uomo sta scrivendo circa quella stessa realtà, circa un amore concluso, e di come il racconto rimarrà invece incompiuto.

[Da "La maschera", dove il protagonista, seduto al buio su un materasso ad esercitare il suo potere di guardare al buio, è testimone dello strano sonnambulismo della donna che vive nella casa]
La donna avanzava con la testa immobile ed il passo lento. Aspettavo che il suo alone di luce arrivasse al materasso e che lei lanciasse un grido. Si fermava per qualche istante; e quando riprendeva a muoversi pensavo che avevo il tempo di fuggire; ma non riuscivo a muovermi. Nonostante le piccole ombre sul viso, si vedeva che la donna era bellissima; era come se l’avessero modellata con le mani dopo averla abbozzata su un foglio. Si stava avvicinando troppo, ma io ero deciso a restare immobile fino alla fine del mondo. [...]
Mentre si avvicinava al materasso, per un attimo mi sentii inquieto: mi rendevo conto che non sarebbe passata sopra il bordo, ma proprio sopra di me. Di nuovo in preda al terrore, pensai che avrebbe gridato. Si fermò vicino ai miei piedi. Poi fece un passo sul materasso; un altro sopra le mie ginocchia - che tremarono, si aprirono e fecero scivolare il suo piede scalzo -; un altro sul materasso, con l’altro piede; un altro passo sulla bocca del mio stomaco; un altro ancora sul materasso e un altro appoggiando il piede scalzo sulla mia gola. E poi persi il senso di quel che stava accadendo, nel modo più delicato possibile: sul mio viso passò l’intero strascico della sua vestaglia profumata.


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Re: Ultimo libro letto

Messaggiodi Llark » 24 ago 2014, 14:43

I Congiurati, di Jorge Luis Borges

Raccolta di poesie (e piccoli brani di prosa, come al suo solito) delle più tarde creazioni di Borges. L’ultima raccolta di poesie, pubblicata appena un anno prima della sua morte, avvenuta a ottantasei anni.
Cieco, anziano, Borges si concentra qui su temi che gli sono sempre stati cari, ma qui rivisti in un’ottica necessariamente diversa dal solito. La morte (e la sua impossibilità), la memoria e la storia (ciò che salva dalla morte), i sogni, la poesia.
Non credo si possa realmente recensire un libro di poesie. Riporto qui la poesia forse più rappresentativa di una delle facce di Borges.

La trama

Le migrazioni che lo storico, guidato dalle casuali reliquie della ceramica e del bronzo, cerca di stabilire sulla mappa e delle quali non si resero conto i popoli che le effettuarono.
Le divinità dell'alba che non hanno lasciato né un idolo né un simbolo.
Il solco dell'aratro di Caino.
La rugiada sull'erba del Paradiso.
Gli esagrammi che un imperatore scoprì sul guscio di una delle tartarughe sacre.
Le acque che non sanno di essere il Gange.
Il peso di una rosa a Persèpoli.
Il peso di una rosa nel Bengala.
I volti che si mise una maschera che custodisce una vetrina.
Il nome della spada di Hengist.
L'ultimo sogno di Shakespeare.
La penna che tracciò il singolare verso : He met the Nightmare and her name he told.
Il primo specchio, il primo esametro.
Le pagine che lesse un uomo grigio e che gli rivelarono che poteva essere don Chisciotte.
Un tramonto il cui rosso perdura in un vaso di Creta.
I giocattoli di un bambino che si chiamava Tiberio Gracco.
L'anello d'oro di Polìcrate che il Fato respinse.
Non c'è una sola di queste cose perdute che non proietti ora una lunga ombra e che non determini ciò che fai oggi e ciò che farai domani


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